Un anno dopo

Un anno fa, il dado era tratto.

Mi accingevo a partire per il mio viaggio in bici da Roma a Bruxelles, con un misto di aspettativa, timore, senso di sfida. Non sapevo se ce l’avrei fatta, chi e cosa avrei incontrato lungo la strada, se questo viaggio avrebbe avuto significato per qualcun altro oltre che per me. Ci avevo già investito in fase di preparazione molto tempo, energie fisiche e mentali, risorse. Era stato divertente e stimolante, mi aveva già dato l’opportunità di conoscere moltissime persone straordinarie, che con grande generosità e slancio avevano partecipato alla costruzione di questo progetto. Ma a quel punto era ora di partire, finalmente, e incanalare tutta l’energia accumulata verso lo scopo.

Il viaggio in bici, tutti i cicloviaggiatori lo sanno, non è mai solo un trasferimento verso una destinazione. Il viaggio stesso è un’esperienza, un assaporare i minuti e le ore nella loro densità, un giocarsi metro per metro con la forza di volontà, lo spazio, gli elementi. Il mio viaggio non faceva eccezione: la mia meta era Bruxelles, ma non era quello il mio scopo. Il mio viaggio avrebbe dovuto essere un telaio su cui tessere storie, incontri, volti, simboli dei valori più importanti dell’integrazione europea.

L’ideale dell’Europa unita non godeva, un anno fa come oggi, di ottima salute. Si era sfocato e indebolito negli anni della crisi, snervato da interessi confliggenti, da condizioni storiche difficili. Ma non solamente. Perchè assumermi una causa così sproporzionata alle mie forze, e che francamente godeva di così scarsa popolarità?

Quando ero alle elementari, la maestra mi chiamava ‘l’avvocato delle cause perse’. Per via di un carattere tendente al contraddittorio, mi trovavo spesso e volentieri di traverso alla corrente più forte, in scontro con gli elementi naturalmente candidati alla vittoria, cosa che mi ha procurato non pochi lividi, litigi, note sul diario e compagnia. Chi è l’elemento debole nel litigio tra l’Unione Europea e gli elementi che la vogliono indebolire, disfare, ammutolire? Per quanto possa sembrare comodo individuare nell’Unione Europea ‘i poteri forti’, io dubito di tale posizione semplicistica. C’è molto da migliorare, moltissimo da riformare nell’Unione Europea. E per farlo serve sostenere il progetto, crederci, buttare il cuore oltre l’ostacolo. Altrimenti sarebbe come un matrimonio in crisi che si dice di voler aggiustare nel mentre si continuano a portare le valigie a casa dei rispettivi genitori.

Cosa potevo fare io per supportare la parte che continua a perdere posizioni? Cosa può fare un cittadino comune davanti al disorientamento della civiltà europea? Ci sono, è vero, dinamiche di forza totalmente superiori non solo al cittadino, ma perfino a uno stato importante come l’Italia. Ma io credo, e questa è stata la mia scommessa, che non sia solo la forza a decidere come girerà una partita. Ci sono energie meno visibili, meno eclatanti, apparentemente insignificanti, che possono ribaltare le sorti di una partita anche nel momento più inaspettato. Sono forze deboli ma potentissime, che ogni cittadino ha a sua disposizione, e che è chiamato a giocarsi soprattutto nelle circostanze più complicate della storia.

Ne indico tre: i simboli, gli ideali, la testimonianza.

I simboli: gesti, persone, immagini, scelte, che trascendono il loro contenuto immediato e che esercitano un’influenza duratura nella coscienza dei popoli e nella storia.

Gli ideali: contenuti e stimoli dell’agire personale e collettivo generati da una coscienza libera e orientata al bene. Gli ideali sono ciò che possono nutrire il cuore e la mente, al di là dell’inganno materialista e individualista che illude di trovare la felicità e la soddisfazione nelle cose possedute e dentro le pareti dell’io.

La testimonianza: in un momento storico in cui sembra che si possa dire tutto e il contrario di tutto, in cui le parole sembrano perdere di consistenza come una saponetta consumata, in cui la stessa verità diventa ostaggio di giochi di interesse, resta a disposizione di tutti uno strumento limpido e inconfondibile: la testimonianza personale, lo spendersi e il giocarsi il proprio impegno, il proprio tempo, le proprie energie.

Così è nato il mio progetto. La bici per me è un simbolo fortissimo, e ne avrei fatto il veicolo degli ideali che servono a nutrire il progetto europeo. Avrei messo in gioco la mia persona, la mia faccia, il mio tempo, per aiutare a far conoscere i simboli dell’integrazione europea, i suoi valori ispiratori, le persone che li hanno incarnati, le storie passate e presenti che alimentano la speranza in un futuro migliore.

Oggi è passato un anno da quella partenza, e per felice coincidenza in questi stessi giorni andrò a Bruxelles a ricevere il riconoscimento del valore della mia intuizione e del mio impegno. Lo dedico a tutte le persone che ho incontrato in questo anno e mezzo, a tutti quelli che hanno viaggiato con me, ma anche a tutti i disillusi, gli scontenti, gli scettici, gli impauriti. Rendo onore ai padri fondatori dell’Unione Europea, in primis ad Altiero Spinelli, che ha pagato con l’esilio e il carcere i suoi ideali di pace e integrazione, e poi a tutti gli altri. Rendo onore a tutte le persone che ho conosciuto e tutte quelle, molte di più, che non ho conosciuto e che nel loro impegno quotidiano contribuiscono a mettere al mondo amicizia, fraternità, solidarietà e incontro. Invito gli scettici, gli impauriti, i disillusi, a uscire di casa e a guardarsi attorno, per rendersi conto di quante persone ci sono vicino a loro che spesso nel silenzio e nell’invisibilità scelgono ogni giorno l’incontro e non lo scontro, la fiducia e non la paura, la solidarietà e non l’egoismo, la cooperazione e non la competizione. Non c’è nessun mondo perfetto, non ci sono problemi semplici da risolvere, ma ci sono scelte possibili in grado di orientare la realtà verso il bene comune, che è l’unica fonte anche del bene dei singoli.

E soprattutto…c’è sempre la bicicletta!!

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