Il racconto completo del viaggio

Il racconto completo del viaggio

[ROMA – ACQUAPENDENTE] – Lunedì 19 giugno cominciava il viaggio che mi avrebbe portato da Roma a Bruxelles in bici. Di quel giorno, 19 giugno, voglio ricordare anzitutto il preludio del giorno prima. L’aiuto di Maurizio Casini provvidenzialmente a Roma, venuto alla stazione per assistermi nel rimettere insieme la bici. L’accoglienza di Maristella Rubbiani a casa sua a Trastevere con una ottima cena romana.

E poi la partenza vera e propria dal Campidoglio, dove ho incontrato Massimo Vassallo della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore che ha patrocinato il mio viaggio, Emilio Dalmonte della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, che pure è stata tra i patrocinatori. Gli amici di FIAB ROMA RUOTALIBERABeatrice GalliWalter De Dominicis e gli altri che mi hanno accompagnato fino fuori Roma, in virtù dell’adesione di FIAB Onlus al mio progetto. Alessandro, che ha saputo del mio viaggio incontrando gli amici Gruppo Ciclozenith Enogastrocicloculturale Beverara – Bologna durante il viaggio 2017 e ha voluto incontrarmi e fare un pezzo di strada con me. 

E poi a fine pomeriggio, dopo cento km da sola lungo una infuocata via Cassia, ho incontrato a Montefiascone Dario Cecconi e Gianfranco Nucci di CicloturismoAquesio CTA che mi hanno guidato lungo le strade della loro manifestazione cicloturistica La Carrareccia Bolsena attorno al lago, e poi scortato fino all’agriturismo di Acquapendente dove siamo arrivati a tarda sera. Una giornata lunghissima e appassionante, l’inizio di un’avventura solitaria ma anche seguita e accompagnata da amici e compagni di strada con cui condivido la passione ciclistica e gli ideali.

[ACQUAPENDENTE – GREVE IN CHIANTI] – La mattina del 20 giugno mi sono svegliata ad Acquapendente con la testa stordita dai postumi di un raffreddore e dalla lunga giornata precedente. Ho radunato lentamente le cose sparpagliate per la stanza, e mi sono messa a giocare con il gatto dell’agriturismo, cosa che mi ha rilassato e divertito abbastanza da rimettermi in sella con lo spirito giusto. Con giusto spirito ho visitato il centro di Acquapendente, restando incantata dalle sue stradine e piazzette su cui volavano le rondini. E poi sono scesa nella valle del torrente Paglia, godendomi la fortuna del viaggio in bici in una terra meravigliosa, e gli ultimi chilometri della Tuscia laziale prima dell’ingresso in Toscana. Valicate le pendici del monte Amiata sono entrata nella stupenda val d’Orcia. La temperatura era proibitiva, il sole del primo pomeriggio bruciava attorno ai 40 gradi. A San Quirico mi sono rilassata con un panino e una fontana fresca e abbondante, e poi via giù verso Siena, non prima di aver chiamato Gianguido Flammini, su cui molto ancora dovrò dire, per chiarimenti sul tragitto. Immersa in una calura indescrivibile ho pedalato per la parimenti incantevole val d’Arbia, poi iniziando la salita verso Siena. Sosta doverosa a Piazza del Campo, e poi l’ultimo tratto, che doveva ancora riservarmi un discreto saliscendi, fino alla zona del Chianti; ma a quel punto il clima era molto più piacevole e i panorami iniziavano ad essere valorizzati dalla luce tagliata del sole calante. Iniziava a fare buio quando sono arrivata a Greve, in provincia di Firenze, quasi incredula di aver già attraversato una regione e mezzo.

[GREVE IN CHIANTI – BOLOGNA] – Mercoledì 21 giugno mi svegliavo alle 5 a Greve in Chianti per percorrere la terza tappa. Avevamo appuntamento alle 18 in Regione Emilia-Romagna con il Presidente Stefano Bonaccini, e dovevo scavalcare l‘appennino pedalando per 150 km. Alle 8 precise stavo sul Ponte Vecchio a Firenze, per incontrare Sarvin e Camilla dei Giovani Federalisti europei. E poi via verso Prato, per salire verso Montepiano e Castiglione dei Pepoli, con l’emozione di veder apparire il cartello di ingresso nella mia regione. Su questo tratto devo ricordare gli impareggiabili del Gruppo Ciclozenith Enogastrocicloculturale Beverara – Bologna, che hanno preso il treno fino a Vernio e mi sono venuti incontro, non prima di un doveroso ristoro in trattoria. Con loro poi ho incontrato anche il gruppo ciclistico Asd Green Devils Team a Sasso Marconi, grazie al tramite della amica e collega Michela, autrice peraltro di una eccellente scorta di barrette homemade studiate per il marito ciclista!
Inutile parlare del caldo che faceva, quindi doverosa anche la sosta alla fontana di Casalecchio, poi presa la ciclabile per il centro di Bologna, passando per Porta Lame, siamo arrivati in Viale Aldo Moro in perfetto orario! Lì abbiamo incontrato i Giovani Federalisti di Bologna, che mi hanno regalato un modello dei primissimi Euro inventati a Bologna decenni fa. Sceso il Presidente Stefano Bonaccini dopo l’Assemblea legislativa regionale siamo poi andati a brindare; ma non posso chiudere il racconto senza citare il mio coach Ronchi Sergio che da anni mi dà ottimi consigli e indicazioni sul ciclismo, che ho consultato lungo il viaggio più volte per regolazioni volanti alla bici e all’equipaggiamento, tra cui appunto quella sera le tacchette delle scarpe, il cui intervento ho però rinviato al giorno successivo con maggiore lucidità!

[BOLOGNA – VERONA] – Giovedì 22 giugno partivamo per la quarta tappa, Bologna – Verona.
Dico partivamo perchè quel giorno sono stata in grandissima, bellissima, e calorosissima compagnia.
Ne approfitto allora per iniziare a ringraziare le persone che hanno collaborato in maniera straordinaria per costruire e portare avanti il mio progetto.
Grazie all’azienda cooperativa Granarolo, sponsor principale del mio progetto, che per fortunata coincidenza festeggia anch’essa i suoi 60 anni di vita, e che per comunanza di visione e di valori ha deciso di partecipare e sostenere il progetto. Siamo stati lì la mattina di giovedì 22 e abbiamo chiacchierato con il Presidente Gianpiero Calzolari, il Direttore Gianpietro Corbari e Myriam Finocchiaro la Responsabile della Comunicazione.
Carlo Malavolta, il primo con cui ne ho parlato, che mi ha dato i primi consigli e i primi contatti per organizzarlo e ottenere i primi patrocini. Con lui è nato un vero dream team: Stefano Odorici, che con la sua agenzia di grafica e comunicazione Gruppo Atomix ha dato alla mia proposta un aspetto più accattivante e professionale. luciovacchi.it che ha costruito e seguito il sito con tutto ciò che comporta. Gianguido Flammini che ha disegnato tutte le tracce metro per metro. Emanuele Caprara e Daniela Villani che mi hanno aiutato con i contatti con la stampa. E poi Mauro Melloni e tutto il Gruppo ciclozenith enogastrocicloculturale Beverara-Bologna che ha supportato e appoggiato il progetto dall’inizio alla fine.
Ancora, la Regione Emilia-Romagna nel suo Presidente Stefano Bonaccini che ha patrocinato il progetto e anche coinvolto la rete AICCRE di cui anche è Presidente.
L’Assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli, che mi ha incontrato prima della partenza e con cui abbiamo insieme visitato il Caseificio Caretti il 22 giugno. Grazie anche per il patrocinio di Areflh da lei presieduto.
Grazie a Giulia Scaglioni, il primo contatto a Bruxelles, anche lei entusiasta sostenitrice e tramite per il patrocinio di AREPO.
Silvia Manfredini, mia amica e collega di Open Group Coop. Soc., che ha partecipato come sponsor al progetto e l’ha inserito nel racconto delle Città della fiducia portato avanti da Ulisse Belluomini. Grazie a Silvia ho conosciuto anche l’associazione El Ouali – Per La Libertà Del Sahara Occidentale, ho pubblicato un racconto sulle loro attività, e sono venuti al Caseificio a San Giovanni a salutarci.
Grazie a Milena Breviglieri della Regione, che ha organizzato eccellentemente la visita a San Giovanni Persiceto, ha coinvolto le associazioni FIAB Terre d’Acqua con Andrea Bianchi e le Donne di petto, che abbiamo incontrato a San Giovanni Persiceto e ci hanno accompagnati fino al Caseificio.
Grazie al sindaco di San Giovanni Persiceto che ci ha aspettati e accolti al nostro arrivo in piazza.
Grazie alla famiglia Azienda Agricola Caretti che ci ha riservato un’accoglienza straordinaria, ci ha fatto visitare il caseificio, ha aperto per e con noi una forma di Parmigiano reggiano, e mi ha dotato di una scorta di un prodotto energetico per sportivi da loro ideato.
Grazie al Comune di Crevalcore e all’assessore Paolo Ghelfi per la ricostruzione, che ci ha aspettato e accolto con una bellissima sorpresa, una targa da parte del Comune per ricordare il mio viaggio.
Grazie agli amici del gruppo Ciclozenith che mi hanno accompagnato per vari tratti fino a Verona, in una tappa attraverso la pianura padana immersa in un’afa soffocante. E infine gli amici dei Giovani Federalisti di Verona che ho incontrato e mi hanno raccontato delle loro attività.
E ancora non ho finito di ringraziare!

[VERONA – TRENTO] – Venerdì 23 giugno partivo da Verona per affrontare la quinta tappa del mio viaggio. Teoricamente avrebbe dovuto essere una tappa “leggera”, la prima sotto i 140 km e con dislivello modesto. In realtà si è rivelata una tappa lo stesso molto impegnativa, per il caldo che non dava tregua e per un dolore da sella che mi tormentava già dal giorno prima, per il quale in giornata ho di nuovo consultato Ronchi Sergio che mi ha dato i consigli giusti sul riassetto. Dopo la visita a Villa La Valverde per documentare il bosco nato alle porte di Verona grazie ai fondi europei, sono ripartita in compagnia di Marisa Mazzi di FIAB Verona. Marisa mi ha accompagnato fino all’imbocco della pista ciclabile dell’Adige, che ho percorso con qualche variante astutamente prevista da Gianguido Flammini per evitare i dislivelli peggiori, e anche da me ulteriormente variata tagliando per una strada di cave di marmo. Avevo appuntamento nel tratto trentino con Riccardo Lucatti di FIAB-amici della bicicletta Trento, che dal momento che mi ha conosciuta e ha saputo del mio viaggio mi ha sostenuta in ogni maniera possibile e immaginabile. Arrivare in Trentino ha richiesto più di quanto immaginassi, ma dopo la sosta al bicigrill di Avio la strada ha ricominciato a sorridermi. La famosa Ora del Garda, il vento che al pomeriggio soffia in direzione sud – nord, si è finalmente alzata, dopo almeno due ore che guardavo l’orologio e l’aspettavo. Ho incontrato e fatto conoscenza con Christian Velati e Gaia Danilo, con cui ho condiviso qualche chilometro e delle piacevoli chiacchiere ciclistiche. Mi sono trovata con Riccardo e Silla Gambardella che mi stavano venendo incontro. Con loro ho raggiunto Rovereto, dove ho fatto la visita agli amici di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa. Poi con Riccardo e Claudio, a pomeriggio ormai calato, ho percorso gli ultimi 25 chilometri fino a Trento, dove sono stata accolta come una figlia a casa di Riccardo e Maria Teresa 

[TRENTO – STILVES] – Con la tappa di sabato 24 giugno ho lasciato le terre italofone, diversi chilometri prima di Bolzano. Vi ero arrivata con un bel gruppo di amici della FIAB-amici della bicicletta Trento, che partendo numerosi da Trento si sono man mano sfilati. Siamo arrivati ancora un bel gruppetto a Bolzano, dove ho fatto un’intervista per un giornale di lingua tedesca. Poi siamo andati con mia grande emozione alla Fondazione Alexander Langer Stiftung, dove ci aspettava Edi Rabini, con cui abbiamo intrecciato storie e impressioni. A Bressanone ha girato la bici anche Walter e siamo rimasti io e Helmut, mentre la sua compagna Anna ci staccava per precederci in treno e macchina alla destinazione. A quel punto il gioco ha iniziato a farsi duro: si è alzato un vento a raffiche, tuoni e lampi, freddo e pioggia. Helmut ha deciso uno stop presso un distributore per far passare il peggio e studiare il radar meteo. Non posso dimenticare la faccia delle persone sedute al tavolino quando abbiamo detto dove dovevamo arrivare con quel tempaccio. La ciclabile dell’Adige da lì non è percorribile se non in MTB e dovevamo stare sulla statale, ed era ormai scesa la sera. A me sembrava impossibile tornare a pedalare, ma Helmut, rinfrancato dopo il caldo torrido a cui non è abituato, appena la pioggia ha smesso di cadere a secchiate si è messo un mini giacchino antivento, ha precariamente fissato una lucetta rossa al portapacchi, e si è rimesso baldanzoso in strada, continuando a chiacchierare. Io gli stavo dietro cercando di vedere e sentire qualcosa, tra gli occhiali bagnati, gli schizzi in faccia della sua ruota posteriore, il crepuscolo e le auto e i camion che ci sorpassavano. Ma in quelle situazioni estreme ti viene anche follemente da ridere. Non c’è altro al mondo che questa strada, il temporale e il gigante buono olandese che ti sta salvando la vita o se non altro la tappa. E così, folli e divertiti, abbiamo ritrovato Anna che ci aspettava e che standoci dietro con la macchina ci ha illuminato gli ultimi 5 chilometri da percorrere nel bosco per raggiungere Stilves. 

[STILVES – NASSEREITH] – La mattina di domenica 25 giugno sono entrata nella chiesetta di Stilves. Due o tre sguardi hanno seguito i passi che muovevo verso una panca e hanno fatto scattare il relè di un sospetto nel mio cervello insonnolito. Guardo le panche, vedo uomini seduti. Solo uomini. Mi giro e vedo che nell’altra fila di panche ci sono solo donne. Incredibile! Pensa te le periferie dell’impero asburgico quanto si somigliano ancora. Mi sembra di stare in una chiesa della Bosnia. Mi siedo diligentemente di fianco a una signora, che però anche lei continua a lanciarmi occhiate. Sono in ciabatte perchè le scarpe erano ancora bagnate dalla sera prima, maglietta e pile smanicato. Mi verrebbe da dire che però sono più appariscenti le sue compaesane, tra cui vedo acconciature e vestiti tradizionali tirolesi. Sembra di stare a una rievocazione storica. Seguo stentatamente la messa in tedesco, sentendomi estremamente forestiera, ma stuzzicandomi col pensiero che tutta questa gente ha in tasca una carta d’identità italiana. Ah, che spettacolo il multiculturalismo!
Nel frattempo continua a piovere a dirotto. Una colonna di macchine riempie la statale e l’autobrennero, perchè tutti gli austriaci che sono venuti di qua a passare il weekend se ne vanno per il cattivo tempo. Helmut e Anna, che abitano a una trentina di km, non riescono a raggiungermi come volevano per accompagnarmi fino a Innsbruck. Le strade sono murate, e i treni sono stati bloccati dalle frane. Parto da sola quando la pioggia cala fino a qualche goccia, con l’intenzione di tenermi fuori dal traffico e seguire la ciclabile fino al Brennero. Pia intenzione, perchè dopo Colle Isarco una coppia di scozzesi in tandem mi avvisa di tornare sulla statale. Ciclabile bloccata da frana! Troverò un’altra deviazione, sia della ciclabile che della statale, a un paio di km dal passo. E infine, il Brennero. Avevo intenzione di sottolineare il passaggio con delle belle foto e qualche riflessione scritta, ma il freddo, la pioggia e il traffico mi tolgono il romanticismo. Foto due, righe due, giacchini tre, calotta in testa, e saluto l’Italia. Inutilmente gli amici della FIAB-amici della bicicletta Trento mi chiederanno notizie, preoccupati per le condizioni meteo che stanno leggendo. Non mi sono preoccupata in anticipo di capire come avrebbe dovuto funzionare il roaming del telefono, che va in blackout totale. Ci metto un’ora e mezza per scendere a Innsbruck, pedalando per vincere la resistenza all’aria che fanno le mie borse e per raggiungere un’area climatica più mite. Esulto quando mi si apre la vallata con la vista di Innsbruck, ma la visita alla città non mi entusiasma. Fortunatamente è uscito il sole, e la strada successiva è molto piacevole ed esageratamente panoramica. Avrebbe dovuto essere anche questa una tappa “breve”, ma di nuovo gli ultimi venti si fanno sudare, con altri 4-500 metri di dislivello da scavalcare, e con la giornata che già si è volta alla serata quando entro a Nassereith.

[NASSEREITH – LEUTKIRCH IM ALLAU] – La tappa di lunedì 26 giugno si apre con un altro passo da scavalcare: il Fernpass! Sarebbe stupendo se non fosse per il pesante traffico che lo attraversa, e quando il burrone si apre alla mia destra non sono troppo contenta di avere le macchine e i camion che mi sfrecciano vicino. E dopotutto anche quando ho a destra la parete rocciosa penso che se ci finissi contro non sarebbe piacevole lo stesso. Ma non è certo la prima strada trafficata su cui pedalo. In Italia questo è quasi sempre la norma! Arrivo comunque al passo, in barba al traffico! A colazione ho avuto la pessima idea di farmi tentare da un uovo alla coque. Chiaramente la digestione dell’uovo non è un lavoretto da fare contemporaneamente alla scalata di un passo alpino, e ora desidero ardentemente un caffè per dare un po’ di boost all’operazione. Ma il bar del passo ha l’aria caotica e c’è puzza di smog delle tante moto che vanno e vengono. Inizio la discesa pensando che un altro bar non può essere lontano. Il panorama che mi si apre davanti, se possibile, è ancora più spettacolare.

Resto basita e oltraggiata quando all’albergo-ristorante in cui sono entrata leggo il prezzo di un caffè! Il gestore sa che in Italia costa due volte e mezzo di meno, e capisce il mio stupore. Una volta non mi piaceva la cocacola, ma da quando vado in bici apprezzo il suo triplo effetto: la caffeina per l’elettricità al cervello, lo zucchero per i muscoli, le bolle per l’effetto meccanico nello stomaco in caso di digestione impegnativa. Un supermercatino ai piedi della discesa mi fornisce l’apposita bevanda globalizzata. Armata di bottiglia da mezzo litro stabilisco la prossima meta intermedia 40 km davanti a me.

La vista dal ponte sul fiume Lech si candida a essere tra le più belle che io abbia mai ammirato. Il fiume scorre largo e chiaro circondato da pinete, attorno spuntano casette di legno, in fondo si stagliano meravigliose le Alpi
Ma pedalando pedalando le Alpi si allontanano dietro di me. Mi volto per guardarle e per fare ancora qualche foto di commiato. A fianco alla strada ci sono delle mucche al pascolo, e visto che di mammiferi bipedi se ne vedono pochi sono contenta di incontrare quantomeno i mammiferi quadrupedi.  Ma mi tocca ricordare che dove ci sono le mucche ci sono i tafani! Mi spruzzo di autan che non sembra impressionare molto i voraci insetti, e decido che è meglio allontanarmi in fretta dal sanguinoso banchetto in cui sono stata inclusa mio malgrado tra le pietanze

A causa della mia imprevidenza a non informarmi di come avrebbe dovuto funzionare nei dettagli la mancanza di costi di roaming telefonico sono offline tutto il giorno, tranne quando mi collego al wifi degli alberghi. Così non ho notizie del mondo, né posso cercare informazioni sulle mappe. Mi restano poche certezze: la genialità del cartografo nello scovare i percorsi più belli, che a ogni variante mi inducono a rivolgergli un ringraziamento compiaciuto; e le Lidl! Quando le vedo vedo la luce, penso a banane e succhi di frutta, poi finisco per prendere qualcuna delle eccellenti varianti austro-tedesche sul tema pane! Non posso non chiedermi però: ma che razza di orario di apertura è le 7.40?
So che si sta avvicinando il confine tedesco, e pur sapendo che è poco logico cerco qualche traccia della soluzione di continuità tra i due Stati. Naturalmente non ne trovo, non ci sono fiumi o montagne a segnare che finisce l’Austria e inizia la Germania. Il panorama umano resta diradato, le scritte restano in tedesco, l’unica compagnia stabile sono gli animali da allevamento. Su un anonimo rettilineo avvisto i cartelli che cercavo, che mi avvisano che sto entrando nel terzo Stato del mio viaggio

[LEUTKIRCH IM ALLAU – TUTTLINGEN] Martedì 27 giugno riparto dall’alberghetto con le gomme rigonfiate a puntino grazie a una eccellente pompa prestatami dai gestori. La giusta pressione mi aiuta a partire nonostante stamattina mi senta un po’ alienata. Decido che è ora di giocare il jolly, mi metto l’auricolare e faccio partire gli album di musica italiana. Cantando Guccini a tutta voce la mia percezione cambia, sono in bici in una strada nel bosco, potrei essere a pedalare sui colli dietro casa, è indifferente che invece mi trovi da sola in Germania, la strada è sempre strada e la bici è sempre la bici! (ma quando vedo i passaggi a livello delle piste ciclabili con apposite sbarre e segnali dedicati alla bici mi dico che no! Decisamente non sono in Italia!)
Sono stupita di scoprire che nel mezzo di Tuttlingen scorre niente meno che il Danubio! Dedico una trentina di secondi a vergognarmi della mia ignoranza e poi una trentina di minuti a cercare un supermercato. Dopo tutti i giorni a mangiare per strada sento carenza di verdura fresca, e me ne voglio rifornire prima di dirigermi alla ricerca del B&B che ho prenotato.

La ciclabile per il sobborgo che devo raggiungere per la notte mi riserva un paio di incertezze e di imprevisti, a ragione del canale che costeggia e che ha i ponti molto diradati. Mi tocca scendere per una scaletta per non dover tornare indietro di non so quanto. Ma alla fine arrivo al B&B e mi dedico finalmente alla mia insalata!

[TUTTLINGEN – STRASBURGO]Mercoledì 28 giugno. In questi giorni mi capita spesso di dover contrastare il mio riflesso pavloviano di non credere nelle piste ciclabili, soprattutto se si allontanano da una strada principale. Mi faccio ragione del fatto che qui le piste ciclabili vanno davvero dove devono andare e perfino si prendono il disturbo di segnalare le direzioni agli incroci. A fianco o in alternativa a ogni grossa arteria stradale c’è una pista ciclabile sensata, e questa per un ciclista italiano è una notizia che ha dell’incredibile.
Sarà per la bellezza del panorama che attraverso, o per il fascino delle cittadine alsaziane che incontro; o per il profilo altimetrico del percorso, prevalentemente in discesa, o perchè sono un po’ stanca; sto prendendo questa tappa un po’ sottogamba. Mi fermo spesso, mi guardo attorno, studio la geografia di dove mi trovo. A un certo punto un’indicazione del mio tracciato non corrisponde alla strada che ho davanti. Guardo il telefono per capire cosa mi voleva dire il cartografo, guardo la strada e la ciclabile, e intanto rallento fin quasi a fermarmi. Quando mi rendo conto che sono ferma è troppo tardi! Mi sono dimenticata di sganciarmi dal pedale, e cado lateralmente come un birillo. Fortunatamente cado dal lato del marciapiede, il che mi causa solo un’escoriazione al ginocchio piuttosto che venire asfaltata da un veicolo che sopraggiungesse lungo la strada.
Il clima soleggiato, sereno e ventilato continua ad accompagnarmi per gran parte della giornata, finchè le nuvole non si addensano a ovest. Ripongo tutte le mie speranze nel fatto che per Strasburgo devo virare più a nord, e spero di schivare il temporale lasciandolo alla mia sinistra. Pedalo presa di frenesia perchè infatti sulla sinistra, non distante da me, vedo piovere! Ma io mi avvicino al Reno, lo costeggio per un po’ sul lato tedesco, e infine eccolo! Il ponte ciclopedonale che segna il mio ingresso in Francia! Dì là c’è il quarto Paese del mio viaggio, la bellissima città di Strasburgo, la sede del Parlamento europeo.
Strasburgo è stupenda, come mi avevano detto. Pedalo sazia di stanchezza e di bellezza, e così affamata da non riuscire a mettere in fila i prossimi passi. Fatto il giro del centro pedonale i miei sensi vengono calamitati da un fast-food che vende pasta sfoggiando una bandiera italiana. Decido subitamente che il cibo tipico può aspettare, e finalmente mi siedo davanti a dei fusilli al pesto e a controllare l’ottimo lavoretto fatto dal cerotto spray sopra all’escoriazione.

Il Parlamento Europeo, che secondo i Trattati ha a Strasburgo la sua sede principale, è l’unica istituzione europea eletta dai cittadini. Dal 1979 i suoi 750 componenti vengono eletti a suffragio universale. Sono emozionata di trovarmi a Strasburgo e cominciare a muovere i passi (e le ruote) nel cuore della democrazia europea, che sebbene abbia ancora molti progressi da fare è il primo strumento per creare una vera comunità politica tra i popoli europei.

[STRASBURGO – KLEINBLITTERSDORF]Giovedì 29 giugno esco da Strasburgo seguendo il percorso della Eurovelo 5. La pista ciclabile lungo il canale, come mi sono accorta in situazioni simili, è piacevole all’inizio, immersa nella natura e lontana dal traffico, ma alla lunga diventa monotona. E io ci pedalo sopra la bellezza di 40 km, prima di virare a nord in un benvenuto cambio di paesaggio
Ho anche una curiosità segnalata sul tracciato: le case troglodite. Mi chiedo cosa possano essere, e intanto guardo con sospetto le nuvole che si addensano di nuovo. Sono sotto al bosco quando comincia a cadere una pioggia leggera, e inizio a ripetermi i mantra del ciclista ardito: non siamo fatti di zucchero…non ci sciogliamo sotto l’acqua…un po’ d’acqua non ha mai ucciso nessuno… Mi sono quasi convinta, ma in ogni caso questa stupenda pensilina – libreria proprio sotto le case troglodite arriva provvidenziale a ripararmi dallo scroscio più importante.
Oggi mi sento in fase culturale, così mi inoltro sotto questo castello alsaziano per ammirarlo da vicino.

Mi lascio anche rapire dalla saggezza trasportistica dei francesi che, per ammonire gli incauti che avessero la malvagia idea di attraversare un passaggio a livello a sbarre chiuse, li informano gravemente che “un treno ne può nascondere un altro”.  Contagiata da tanta saggezza ho deciso di pedalare con le lenti a contatto, per evitare di essere resa cieca dalla pioggia sugli occhiali che continua a cadere a intermittenza.
E poi finalmente, la Saar! Sono di nuovo su un fiume che separa (o unisce?) la Francia e la Germania. Ho prenotato sul lato tedesco, e scopro che Kleinblittersdorf ospita diversi locali italiani. Mi consigliano un ristorante gestito da calabresi, alla cui abbondanza farò onore, lasciando per il momento dell’amaro le chiacchiere sulla vita degli expat in Germania.

[KLEINBLITTERSDORF – LUSSEMBURGO]Venerdì 30 giugno. Riattraverso il Pont de l’Amitié tra Germania e Francia dopo aver sostituito la camera d’aria della ruota anteriore. Un viaggio in bici non è omologato senza almeno una foratura, e questa è capitata in una condizione particolarmente agevole, a bici ferma e scarica, con possibilità di usare una pompa a terra, in un cortile e senza pioggia…quindi perfetto!
Pedalo tra la Saar e l’autostrada. È tutto meno che turisticamente piacevole. Il lato opposto del fiume è un unico stabilimento industriale, con fumi e fuochi che bruciano non stop. Ma proprio per questo la regione della Saar contiene una delle motrici primarie dell’integrazione europea, la cooperazione industriale tra le due antiche rivali in ambito di produzione di carbone e acciaio

Il tuffo nella storia mi appaga, ma mi accontento di pedalarci dentro per 55 chilometri. Poco prima di Merzig lascio il bordo del fiume e inizio a inerpicarmi su per una collina. Non era quello che intendevo come riposo, ma è comunque una variazione che ricevo volentieri. Il senso di sollievo che provo a ritrovarmi in strada mi fa domandare se non sono un tantino scombinata a preferire la strada alla pista ciclabile. Ma per quanto possa sembrare strano ho le mie buone ragioni. Una strada ha più probabilità di incrociare centri abitati, esseri umani, e ha anche più probabilità di cambiare direzione, trovare indicazioni, capire dove ci si trova con maggiore chiarezza
La cima della collina comincia a darmi l’impressione di un altro cambio di Stato. L’ultimo paese attraversato ha un aspetto di frontiera, e la rete tedesca a cui è agganciato il mio cellulare inizia a svanire. Mi faccio quasi convinta di essere arrivata in Lussemburgo, ma mi sbaglio: sto attraversando un lembo della Mosella francese. Che si rivela essere un altopiano di una bellezza abbacinante, indescrivibile.
Mi sembra incredibile essere passata da quel tracciato rumoroso e inquinato a questa scenario paradisiaco. Faccio delle foto in ogni direzione pur sapendo che non potranno rendere la luce e i colori che sto vedendo
Anche scendendo dalla collina il paesaggio rimane fiabesco. Per giunta mi compare pure un castello in mezzo al bosco. Mentre ancora mi fermo per fare delle foto non so cosa dire per esprimere il mio stupore se non sbottare che “non può essere vero”
Per farmi rinvenire da eccesso di stupore e ammirazione, il mio tracciato mi spedisce giù per una strada da trattori. Mi chiedo se fosse proprio necessaria, tanto più che conduce a “Apache”. Manca solo che mi saltino fuori gli indiani! Il fondo è sconnesso da squassare tutte le ossa e le giunture della bici. In fondo c’è un trattore che fa manovra, e guadagno non senza fatica l’uscita dalla mulattiera e da “Fort Apache”, fino a trovare le indicazioni per la zona delle Tre Frontiere. Finalmente! Ora sì che il Lussemburgo si avvicina
Non solo le tre frontiere a quanto pare si incontrano da queste parti, ma anche le vie di diversi cammini, incluso quello di Santiago. E anche quello di Schuman. Il suo sentiero mi porta al ponte sul fiume Mosella che è la porta per il Lussemburgo, il mio quinto Paese! Nonchè l’ingresso nella cittadina di Schengen, che ha dato il nome al sistema di accordi ivi firmati sulla libertà di circolazione

Sosto al monumento eretto presso il piccolo porto fluviale ai cui ormeggi sono stati firmati gli accordi sull’abolizione delle frontiere interne di quello che sarebbe poi diventato noto come “spazio Schengen”. Aspetto inutilmente che spiova, e mi riavvio su per la collina. Ho appuntamento alle 17.30 con un giudice della Corte di Giustizia europea, e devo ancora fare una trentina di chilometri. Se tutto va bene dovrei arrivarci comodamente
Sono ormai lontano da ogni possibile riparo quando la sottile pioggia di prima si trasforma in una secchiata poderosa che mi sferza lungo tutta la salita e mi infradicia fino dentro ai calzini, che diventano freddi e pesanti dentro le scarpe, fino a indurmi a togliermeli. Anche l’ingresso a Lussemburgo si rivela un lavoretto complicato, la città è in preda ai lavori estivi, il venerdì pomeriggio la colonna di pendolari è sulla via del rientro

Il ritardo con cui arrivo tuttavia non scompone nessuno. Alla Corte di Giustizia sono abituati a lavorare fino a tardi, e il giudice Perillo e il suo staff mi accolgono calorosamente. Il giudice mi mostra i testi originali dei Trattati, mi parla dell’impatto della giurisprudenza europea sul diritto UE, e mi regala una copia in miniatura della Carta dei Diritti fondamentali del cittadino UE con una sua dedica per il mio viaggio
Dopo l’incontro e le foto, Paola mi accompagna per una visita esaustiva degli ambienti più importanti della Corte di Giustizia, inclusa la sala delle sessioni plenarie, dove mi fotografa seduta nel posto del Presidente
Lussemburgo si rivela essere una città molto interessante. Mi piace la sua disposizione su due livelli molto sfasati che danno un senso di spazio e apertura, i suoi grandi parchi dove gli scoiattoli scorrazzano senza paura.
Mi intriga particolarmente il trilinguismo, segno di un’identità plurale e aperta.
ll clima, beh, è nordico.
Il giorno dopo il mio arrivo piove forte e ininterrottamente, e decido di sostare qua ancora un giorno, anche grazie alla gentilissima ospitalità di Paola.

[LUSSEMBURGO – SANKT VITH] – Io e Gaia ci mettiamo insieme per strada la mattina di domenica 2 luglio. Dopo una laurea in Finanza alla Bocconi Gaia è venuta a lavorare a Lussemburgo in campo finanziario, ma dopo qualche anno si è resa conto che la vita chiusa in ufficio non faceva per lei, così ha lasciato tutto e si è data alla coltivazione di stili di vita alternativi, permacultura, cicloturismo e quant’altro. è sempre bello e sorprendente rendersi conto di come la vita interpelli ciascuno in modo diverso, ma sempre – se uno si lascia interpellare – richiamando all’essenza e all’autenticità delle persone.
Gaia mi porta al compressore pubblico, un servizio che mi lascia strabiliata e quasi commossa. In Lussemburgo vedo molti monumenti e memoriali relativi alla resistenza e alla seconda guerra mondiale. Mi devo ricordare una volta di più che questa zona dell’Europa ha visto occupazioni e scontri in larghissima misura. Che oltre alle istituzioni europee questo viaggio sulle radici dell’Europa tocca anche e soprattutto le cicatrici di decenni di conflitti fratricidi tra i popoli europei, a cui l’integrazione ha posto finalmente termine

L’itinerario del cartografo ci porta per strade improbabili che Gaia in tutte le sue peregrinazioni in bici non ha mai visto. Tutto il mondo è paese e l’estate è la stagione dei cantieri, così almeno una volta ce ne tocca attraversare uno spingendo la bici tra massi e trattori.
Dopo 80 km Gaia si gira per rientrare verso casa, io proseguo verso il Belgio. Attraverso whatsapp so che il Tour de France, che sta passando poco lontano, è sotto un battello d’acqua. Non ci vuole molto tempo prima che per solidarietà anche sopra di me cominci a piovere leggero ma insistente
Gli ultimi chilometri prima di Sankt Vith pedalo sul sedime di una antica ferrovia. Una galleria ha una illuminazione a sensore al mio ingresso, una meraviglia. Sotto la galleria successiva mi fermo sperando che la pioggia cali perchè sono ormai fradicia e anche congelata

La pioggia chiaramente non cala, e vedo passare dei belgi a passeggio sulla pista ciclabile come se fosse una bella giornata di sole. Incuranti del maltempo che siano, sono comunque più attrezzati di me per la temperatura che è scesa sotto i 15°. Mi rassegno e mi rimetto in sella, arrivando a Sankt Vith con un consumo calorico schizzato in alto a causa del freddo.
Ricomincio a vedere i colori del mondo solo dopo un panino di 30 cm, e studiando il pieghevole sulla storia di Sankt Vith che ho trovato al B&B mi rendo conto che anche qua mi trovo su una faglia storica particolarmente sofferta. Sankt Vith era un bel borgo storico, che è stato raso al suolo dai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale

[SANKT VITH – MAASTRICHT] – Lunedì 3 luglio parto da Sankt Vith alla volta di Maastricht. Dopo le prime ore del mattino in cui fa ancora piuttosto freddo il clima sembra mettersi in fase bike-friendly.
Mi immetto subito fuori città su un tracciato della RAVel, una rete straordinaria di percorsi ciclabili e pedonali creata in Belgio sul sedime di ferrovie, tramvie o lungofiumi. Vi incontro almeno due gruppetti creati da una nonna o una zia che cercano di instradare al ciclismo dei nipotini, che per il momento non sembrano troppo convinti.Ho il sospetto che le zelanti nonne belghe stiano facendo pedalare i ragazzini per distanze che in Italia verrebbero considerate improponibili per degli adulti
La pista è scorrevole e curata. Alcune stazioncine della vecchia linea sono state restaurate, creando uno sfondo storico piacevolmente evocativo

Il mio percorso trasborda di nuovo in Germania, alle porte della città di Aachen, l’antica Aquisgrana. Non posso esimermi da una doverosa visita alla sede di Carlo Magno, sovrano di un’Europa unita ante litteram

Il duomo di Aquisgrana è veramente maestoso, e la visita mi distoglie piacevolmente dalla stanchezza che mi si sta accumulando addosso. La città è molto vitale, piena di studenti, pendolari, turisti che prendono il gelato. Mi verrebbe voglia di sostare anch’io oziosamente al tavolino di una gelateria, invece mi rimetto in sella perchè ho ancora qualche decina di km da fare

Poco fa il cielo era scuro di nubi e pareva già sera, ora si riapre in un pomeriggio radioso e luminoso. Non ho più nessuna malinconia di oziare davanti a un gelato, perchè l’Olanda si apre davanti a me verde e risplendente. La strada per Maastricht sarebbe dritta e pianeggiante, ma l’itinerario del cartografo mi conduce invece su per una collina. Ho imparato a fidarmi delle sue valutazioni, e infatti anche stavolta faccio bene. La stradina in mezzo ai campi è straordinaria, e sento già vibrare nell’aria lo spirito scanzonato degli olandesi

Quando incontro perfino un vero mulino olandese la mia soddisfazione è massima! Sto pedalando lungo il settimo Paese del mio viaggio, e dopotutto la ricchezza che ho visto e vissuto non era troppo lontano da casa mia, se ci sono arrivata in una dozzina di giorni di pedalate.
Entro a Maastricht senza fretta, godendomi il relax del tardo pomeriggio e la presenza di ciclisti da corsa che si allenano su e giù per le loro stupende colline. Scopro che Maastricht è una bellissima cittadina fluviale, costruita artisticamente attorno alle sponde del fiume Maas, che attraverso per arrivare in piazza del municipio
La città di Maastricht ha ospitato nel febbraio del 1992 la firma dell’omonimo Trattato.
Il Trattato di Maastricht ha dato origine alla prima unione politica tra i Paesi allora membri delle Comunità Europee, e ha fissato i parametri per l’ingresso di futuri membri nella nuova Unione europea.
Restano ancora da affrontare le sfide visualizzate allora e lasciate sospese con soluzioni di compromesso. Ma come la bicicletta insegna, non si rimane in piedi se non si va avanti!

[MAASTRICHT – LEUVEN]Martedì 4 luglio mi congedo da Maastricht, e mi avvio per il mio ingresso in Belgio, per la seconda volta visto che  in questi giorniho pedalato a cavallo di tanti confini. Questo però sarà l’ultimo attraversamento di confine che effettuo in bicicletta.

Mi inoltro nelle Fiandre tra strani animali, strani memoriali al ciclismo e indicazioni stradali incomprensibili. Ma non ho bisogno di sapere come si pronuncia la brioche che compro in una sosta ad Halen, e neanche di sapere il fiammingo quando rispondo con un sorriso al cenno di approvazione che mi fa una coppia mentre mangio seduta all’uscita della spar.
E neanche mentre guardo un ragazzino smilzo che corre a mettere via il carrello con cui lui, sua mamma e sua sorella hanno fatto la spesa. Mi accorgo una volta di più che possiamo parlare lingue anche radicalmente diverse, ma nell’essenza dell’esperienza umana, nei nostri bisogni profondi, in ciò che ci rende infelici e ciò che ci rende felici ci assomigliamo tutti.

Faccio ancora una deviazione collinare per arrivare a Leuven, e così incontro lungo la strada il fiammingo castello di van Horst. Trovo poi un tantino difficoltoso entrare a Leuven a causa dei lavori sulla circonvallazione, che mi fanno fare un lunghissimo giro prima di poter scavalcare il canale e arrivare nella zona della stazione di Leuven, caotica e trafficata ma anche piacevolmente luminosa e aperta.

Leuven è una bellissima città, molto fiamminga, molto giovane e universitaria. Apprezzo il suo centro storico ma forse apprezzo ancora di più la sua velostazione: una struttura incredibile per le dimensioni e la quantità di bici che ospita, ad accesso gratuito e aperta 24 ore al giorno. Trovo invece eccessivamente pesante la sua cucina, stracarica di grassi e fritti. Non è esattamente una dieta sportiva, ma poco importa. Il mio viaggio è vicino alla destinazione finale, domani avrò una trentina di chilometri da percorrere prima di raggiungere Bruxelles!

[LEUVEN – BRUXELLES] – Mercoledì 5 luglio. Tra visioni di futuro e memoriali al passato vado verso Bruxelles in una caldissima mattina di inizio luglio. Passo anche stavolta lungo una collina che si rivela forse più insidiosa della strada statale a causa dei trattori e dei tafani. Bruxelles sarà pure la capitale dell’Europa ma la sua campagna è uguale a quella di ogni altra città!
E infine eccola! La città che non è una città, è un’unione di comuni e costituisce la terza regione del Belgio insieme alla Vallonia e alle Fiandre! La regione di Bruxelles capitale. Sosto al parco del Cinquantenario per riposarmi all’ombra degli alberi
Dal parco al quartiere europeo ci sono pochi passi. Prendo qualche minuto per orientarmi tra i grandi viali e gli immensi palazzi delle istituzioni europee. E anche per orientarmi dentro me stessa: ce l’ho fatta! Sono arrivata a Bruxelles dopo tanti mesi di progettazione e 16 giorni di pedalate attraverso l’Europa!
La mia accoglienza all’ufficio della Regione Emilia-Romagna a Bruxelles è calorosa e partecipata. Mi aspettano esponenti della nostra regione e di altre regioni europee ospitate nello stesso edificio, giornalisti e i rappresentanti italiani della European Cyclists Federation.

Nei giorni dopo, con la collaborazione di Cristina e GianMarco ho anche la possibilità di andare a visitare il Parlamento Europeo. Facciamo insieme un bellissimo giro per gli ambienti più importanti
Ci fotografiamo con De Gasperi e Aldo Moro, vediamo il libro di memorie aperto per Simone Veil e le varie sale assembleari

Gianmarco ci spiega la scultura “Confluences”, che simboleggia la correlazione di destino che lega tutti i Paesi e popoli europei
Mi mostrano il baretto “Mickey Mouse”, dove tutti quelli che frequentano il Parlamento europeo prima o poi passano, il che torna comodo se uno ha bisogno di incontrare qualcuno

Sempre in zona Parlamento europeo incontro i Giovani Federalisti Europei, allertati del mio arrivo dai loro colleghi italiani. Facciamo due chiacchiere su Europa, bene comune, partecipazione e attivismo

Faccio anche un giro per il centro storico di Bruxelles. Vedo i resti di una cinta muraria medievale, scorci suggestivi molto diversi dal quartiere europeo, palazzi antichi e la cattedrale. Guidata dalla torre del municipio che si vede svettare fin da lontano arrivo alla Grand Place, la piazza centrale di Bruxelles, considerata tra le più belle del mondo e inserita nel patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Faccio anche un giro in metropolitana caricandovi la bici con grandissima soddisfazione e pensando che tutte le città dovrebbero avere una intermodalità di questo tipo. Vado a visitare l’Atomium, un altro dei simboli di Bruxelles. Faccio anche un giro a Square Ambiorix per andare a incontrare Federico, il coordinatore di ARFIE, la rete europea di realtà sociali per l’integrazione di soggetti svantaggiati

E poi è ora di ripartire! Vado alla stazione Du Midi, dove smonto e insacchetto la bici, e prendo la navetta per l’aeroporto, e poi l’aereo per tornare a Bologna. All’aeroporto mi aspettano amici e familiari. Ho riassemblato la bicicletta, e pedalo con i miei amici del gruppo ciclistico fino all’oratorio della Beverara, dove festeggiamo come da tradizione: a crescentine!

1 Comment

  1. dino zanasi ha detto:

    A mesi di distanza ho iniziato a leggere il suo racconto di viaggio Lucia,e’ cosi’ interessante e ricco di humor.

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