Il treno per l’Europa

Il treno per l’Europa

Uno dei più grandi cantautori che l’Italia ha avuto nel secolo scorso lanciò nel 1966 sul mercato europeo una canzone di indubbia attualità: “Girotondo intorno al mondo”. Si rivolgeva ai giovani della mia generazione invitandoli a prendersi per mano e a fare un girotondo intorno al mondo e a costruire un grande ponte di barche per attraversare gli ostacoli dati dal mare.

Si chiamava Sergio Endrigo. Lanciò questa canzone 9 anni dopo il Trattato dell’Unione Europea. Noi giovani non eravamo pronti, né capivamo l’impegno del progetto europeo. Eppure secondo Endrigo il passo era semplice: sarebbe stato sufficiente prendersi per mano. Ma l’Europa allora era ancora un sogno, un puzzle di confini, lingue e culture. Muri e barriere di pregiudizi e paure da valicare. Però lui intravedeva in quel percorso la trasformazione del mondo di cui l’Europa ne era l’anticamera. Le sue canzoni si incentravano sui sentimenti dell’uomo e sulle vicende dell’umanità; parlavano di amore, pace e rispetto dell’ambiente.

Incredibile ma vero – in tempi così “impeciati” di consumismo – il connubio fra uomo e ambiente: lui infatti associava la sopravvivenza degli esseri umani con la salvaguardia dell’ambiente; il benessere dei Paesi lui lo legava alla sopravvivenza dell’uomo da qui l’invito per un mondo più sano, più pulito, più protetto, più giusto e più civile. Da brivido le sue parole in “Dolce Paese” (canzone del 1988) dove “in Italia la gente più antica del mondo vive con due soldi di pane e di speranza, beve un bicchiere e tira a sperare”.

Ma il culmine del suo presagire lo toccò con la canzone “l’Arca di Noè” (1970) dove gli uomini arrivano a stravolgere e a distruggere se stessi e la natura al punto da vedersi costretti – come ultima sopravvivenza – costretti a costruire una nuova Arca di Noè. “Partirà, la nave partirà !!!” ripeteva il rinomato ritornello, “ma dove arriverà … questo non si sa. Sarà come l’Arca di Noè, il cane e il gatto io e te …”. Oggi queste parole suonano come una spada di Damocle per milioni di profughi, di rifugiati, di esiliati, di migranti sfortunati in fuga dal proprio Paese perché vittime di guerre, o di fame, clima e siccità. La loro Arca di Noè ora sono i gommoni, le navi o le carrette del mare; tutti a bordo stipati in un assurdo viaggio di speranza e sopravvivenza insieme.

Non era un filosofo, né uno storico Sergio Endrigo, solo un cantautore intento a trasmettere i suoi sentimenti ai giovani. Ahimè, avessimo ascoltato con maggiore attenzione e migliore apertura di mente il suo messaggio, saremmo stati forse, dico forse, oggi più coscienti degli sconvolgimenti recenti e più attenti e uniti alla collaborazione fra gli Stati. Avremmo potuto forse addirittura evitare la Brexit, poiché proprio dai giovani di quell’epoca, oggi una schiera di rancorosi anziani nostalgici, è venuto meno l’appoggio alla coesione dell’unità europea.

Oltre a tutto ciò, però, trovo un legame tra l’esempio di quel cantautore e l’impresa del viaggio di Lucia. Modalità e percorso sono chiaramente diversi, come i tempi che viviamo, ma il progetto e il fine coinvolgenti sono gli stessi.

Mi rivolgo pertanto ai giovani e ai meno giovani attuali affinché non falliscano come avvenuto con la mia generazione: “Valorizziamo l’impegno di chiunque si prodighi in prima persona a intessere la rete del dialogo e della pace, del confronto e della collaborazione. Ascoltiamo, sosteniamo. Si cerchi di non rendere vano l’esempio del percorso culturale di questo piccolo/grande talento che oggi conclude il suo viaggio di congiunzione dall’Italia a Bruxelles. Il suo obiettivo è stato quello di stimolare la mente, di coinvolgerci, di rinsaldare i vincoli della storia richiamandoci tutti ai principi dei fondatori del Trattato. Tutto ciò ci aiuta ad accrescere le conoscenze e le speranze, a rimediare agli errori del passato, ad adoperarci per un futuro di opportunità non prevaricando le forze e le armi, ma attraverso il dialogo, il confronto, la collaborazione, la pace, lo sviluppo della conoscenza delle lingue e valorizzando i rapporti umani in ambito europeo.

Coraggio giovani: prendetevi per mano. Salite per primi su questo fantastico treno. E’ Il treno dell’Europa. Il futuro è vostro. Non lasciatevi intimorire, né abbattere. Non ripetete i nostri errori, non demordete. Guardate avanti. Prendete esempio da Lucia, dai suoi valori che l’hanno spinta ogni giorno verso una meta importante. In lei si rappresentano i più alti valori dell’Europa di domani. Adoperiamoci con convinzione, entusiasmo e volontà, perché … l’Europa è la nostra Arca di Noè.

Buon arrivo a Bruxelles, Lucia. Ti allego le parole della canzone di Sergio Endrigo che di certo ti rallegreranno.

Fabio Martorano


Girotondo intorno al mondo (S. Endrigo 1966)

1. Se tutte le ragazze, le ragazze del mondo
Si dessero la mano, si dessero la mano,
Allora ci sarebbe un girotondo
Intorno al mondo
Intorno al mondo

2. E se tutti i ragazzi
I ragazzi del mondo
Volessero una volta
Diventare marinai
Allora si farebbe un grande ponte
Con tante barche
Intorno al mare

3. E se tutta la gente
Si desse una mano
Se il mondo finalmente
Si desse una mano …
Allora ci sarebbe un girotondo
Intorno al mondo
Intorno al mondo….

(Foto tratte da: rivista Euregio – Tirolo, Alto Adige – Trentino – www.europaregion.info )

1 Comment

  1. Riccardo Lucatti ha detto:

    Great, Fabio! Purtroppo mentre Lucia si impegna così tanto e lodevolmente; mentre tu sottolinei così bene lo spirito che ci deve animare, Junker si arrabbia con Tajani per l’assenteismo dei parlamentari alla riunione sugli immigrati; l’Austria minaccia di mandare blindati al Brennero; Francia e Spagna dicono che non accoglieranno sbarchi. E noi? Noi, ognuno di noi, semplice goccia d’acqua in un mare magnum, non desistiamo: il mare magnum è pur sempre formato da tante gocce!

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