La luce della legge

La luce della legge

Il racconto di Kafka “davanti alla legge” è alquanto enigmatico e contraddittorio. A chi non lo conosce consiglio di leggerlo se non altro per godere dello stile critico e visionario del grande scrittore praghese. Io ne trattengo comunque due elementi di interesse; il fatto che la Legge, e quella porta specifica, fosse lì per l’uomo di campagna. E il fatto che dalla Legge uscisse una luce sfolgorante.

In questi tempi a volte difficili ho riflettuto spesso su questo fulgore della legge. Quando le cose non vanno bene emergono pretesi soggetti salvifici, che dovrebbero risolvere le situazioni critiche in virtù di un loro valore personale superiore a quello degli altri. Ma lo Stato di diritto ha un’esperienza di secoli. Conosce il fenomeno dei “soggetti salvifici”. Sa che non si può fare affidamento nel soggettivismo della singola persona o del singolo partito. Per questo ha costruito un sistema che consenta alle istituzioni di funzionare democraticamente pur senza eccezionali qualità e virtù delle persone. È la procedura che garantisce la tenuta democratica, non la figura mitica. Perché la figura mitica può sempre degenerare. Sembra freddo, invece è il fulgore della legge. È imperfetto, è il reame dell’imperfezione e anche delle idiosincrasie. È anche un reame che costantemente deve andare avanti e migliorare. Ma lo ritengo ancora uno dei vertici della civiltà. La legalità, lo Stato di diritto, sono l’unico strumento plausibile per puntare a garantire diritti e uguaglianza a tutti. Dentro questo reame, i diritti possono e devono camminare, aggiornarsi, incrementare.

Per questo ho trovato molto bella e interessante la visita alla Corte di Giustizia europea. Ho chiesto al giudice Perillo in che modo questa istituzione abbia creato e crei più Europa, un’Europa migliore. Mi ha risposto che la Corte ha portato per prima il diritto comunitario nelle mani e alla portata dei cittadini. Ha ritenuto che il diritto costituito dai Trattati riguardasse direttamente i cittadini e non solo i governi degli Stati membri. E ha così aperto la strada alla Carta dei diritti fondamentali che si applicano a tutti i cittadini europei e che si vanno ad aggiungere a quelli di cui godono in virtù dell’appartenenza a uno Stato membro.

Una delle sue segretarie, una abruzzese giovane e in gamba, ha poi commentato che ama lavorare per lui, perché il giudice Perillo crede in quello che fa, sa di poter cambiare il mondo in meglio e si impegna per farlo. Forse non tutti sono così, ma mi sembra importante testimoniare che dalle porte di questo immenso edificio di Lussemburgo può uscire il fulgore della Legge.

1 Comment

  1. Riccardo Lucatti ha detto:

    Bravissima, Lucia, e non solo come ciclista! Il tuo intervento di “filosofia del diritto”, del diritto ha esaminato – con rara sintesi – la ragione più profonda. Lo Stato di diritto … io mi premetto di dire anche lo stato del diritto …, un “stato” nel quale dobbiamo credere, perchè esso vive non in quanto “scritto” ma in quanto ci si creda. Come un libro, che non nasce quando viene scritto bensì quando viene letto. E il tuo credere nel Diritto è un esempio per tutti noi. Buon proseguimento del tuo viaggio!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *