I pedali dell’Unione

I pedali dell’Unione

di Zeno Gobetti

Lo scorso 19 giugno la collega Lucia Bruni ha intrapreso un viaggio in bicicletta da Roma e Bruxelles per portare, come lei dice,  “il suo cuore nel cuore dell’Europa”.  Le varie tappe che Lucia sta attraversando in questi giorni descrivono il suo desiderio  e la sua passione per una Europa viva e forte.

Penso che sia necessario per me, radicale e federalista, accettare e condividere questa iniziativa. Non solo perché ne approvo gli obiettivi, ma anche perché tutto ciò che in questi anni può essere fatto per rilanciare l’Unione europea,  deve essere fatto da tutti coloro che sono consapevoli dei grandi risultati e delle grandi potenzialità che l’Unione è stata capace di garantire e che potrà ancora offrire a noi europei.

Foto di Fabio Dell’Aquila

La passione di Lucia per la bicicletta insieme allo sforzo che sta mettendo in questi giorni nel viaggio, mi offrono la possibilità di elaborare una metafora tra l’Unione europea e la bicicletta.

Come è noto, ogni bicicletta ha bisogno della nostra energia per muoversi e andare avanti nella sua strada. Senza la nostra pedalata, si perde l’equilibrio e si cade. Così l’Unione richiede la nostra energia, la nostra fiducia, la nostra speranza, anche la nostra critica quando serve a migliorarla.

Tuttavia, l’energia non basta, serve una “meccanica” delle istituzioni europee che consenta a questa energia di far muovere l’Unione.

Se gli “ingranaggi di trasmissione” possono essere  le istituzioni europee, che devono essere ben equilibrate tra loro per essere realmente efficaci, ciò che consente all’energia dei cittadini di produrre il movimento sono i pedali su cui si scarica la nostra fatica e che danno vero impulso al meccanismo.

Quali sono dunque,metaforicamente parlando, i due pedali dell’Unione?

Per capirlo è necessario comprendere le radici e la storia di questo progetto europeo. Il massacro delle due guerre mondiali e la stagione dei regimi totalitari ed autoritari, ci hanno mostrato una pagina scura della storia europea dalla quale dobbiamo imparare e rimediare. I nazionalismi e i totalitarismi sono alla base di quelle guerre. Per questo, con un percorso molto accidentato e difficile, è nata l’Unione europea che, con tutti i suoi limiti,  ha cercato di rispondere a due grandi ed indispensabili necessità: la pace e la democrazia.

Sono questi i due “pedali” che hanno consentito il movimento europeo e che, nel bene e nel male, hanno garantito per lungo tempo l’assenza di conflitti violenti tra i Paesi membri.

L’appello alla pace rappresenta oggi non un richiamo retorico da orazione pubblica, ma un reale esigenza politica dell’Unione. La crescente frammentazione dell’ordine internazionale è il prodotto di una multipolarità del sistema, che rischia di generare condizioni di tensione crescente nelle relazioni internazionali. L’Unione può essere un fattore di stabilizzazione regionale che impedisca a tali tensioni di riverberarsi tra i Paesi europei .  Allo stesso tempo,  essa potrebbe essere l’unica potenza di rilievo globale, oltre agli USA,  a sostenere e promuovere principi elementari di democrazia e libertà.

La democrazia liberale che pone al suo centro la tutela dei diritti umani, politici, sociali e civili

 

è una realtà che, fuori dall’Unione, trova poco terreno fertile.

Pace e democrazia sono in realtà due facce della stessa medaglia, l’una sostiene e promuove l’altra. Nello studio delle relazioni internazionali si discute da tempo una teoria definita della “pace democratica”. Tale ipotesi di ricerca, nelle sue diverse sfumature, tende a sostenere il nesso tra un comportamento tendenzialmente pacifico e il regime democratico degli Stati. Senza entrare nel merito di questo dibattito, molto complesso e tutt’ora vivo, voglio solo sostenere che l’Unione rappresenti il più rilevante esperimento in tal senso. Dal nesso tra democrazia e pace si potrà sostenere e muovere l’Unione esattamente come Lucia muove la sua bicicletta verso il cuore dell’Europa.

Buon viaggio a Lucia, buon viaggio a noi europei, nella speranza di non cadere.

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