Lettera da Fabio Martorano, ciclista di Bolzano

Lettera da Fabio Martorano, ciclista di Bolzano

Ti rispondo volentieri in quanto “tocchi” tasti dell’Alto Adige meritevoli di un dialogo a distanza, nonostante esso sia fra due persone che ancora non si conoscono … ma che si intendono dal primo tocco di tastiera.
“Benvenuta in Alto Adige, Lucia”.
Confermo che questa terra di confine vive di stimoli e  fermenti positivi continui che danno vita a un confronto che si regge su identità diverse ma rispettose da entrambe le parti del riconoscimento degli errori clamorosi del passato. Dunque risalire la china storica è possibile. Siamo sulla buona strada. L’ hai perfettamente inquadrata la situazione con quel “Dableiber” (qui rimango) che ancora oggi fa venire i brividi al ricordo di quegli anni di guerra bui e violenti.

Da allora molte persone si sono impegnate per migliorare la convivenza e i rapporti tra i gruppi etnici. Ancora oggi si lavora per crescere e migliorare senza mai dimenticare il passato, nonostante i 1000 problemi che ancora oggi gli estremismi dell’una e dell’altra fazione che non smettono mai di sopirsi.

Ma c’è in atto un cambiamento continuo, graduale e inarrestabile. Stimolante e piacevole da condividere. Si va per gradi e tutti possono divenire protagonisti della convivenza. Direi che l’atto più bello e clamoroso fuoriuscito dal cilindro della convivenza sia stato la trasformazione in museo del tanto discusso Monumento della Vittoria (nella foto). Da vedere. E’ un segno tangibile del passo in avanti che l’Alto Adige ha saputo mettere in pratica, Con il riconoscimento e la condivisione di tutti.

Al di là di ciò la gente pare proprio che abbia imparato a scindere la politica dalla quotidianità.
Quest’ultima apporta qualità di vita e benessere condivisibile. Certo, molte cose sono da migliorare … ma intanto si sta lavorando cooperativamente su più fronti.  Questo ci rende unici al momento: siamo al centro dell’ interesse internazionale in materia di convivenza e di garanzia di pace, di sviluppo e di benessere condiviso. Come e perché succede ciò ???

Quando qualcuno mi pone la domanda di come si sia arrivati ad un benessere e a una convivenza così tangibili come quelli presenti oggi in Alto Adige, io rispondo sostenendo che ci sono stati due elementi di base che negli anni ‘70 e ‘80 hanno favorito il superamento dei contrasti a favore della pace:

1) L’appartenenza dei gruppi etnici alla stessa religione (la chiesa – e i vescovi locali soprattutto – qui hanno fatto moltissimo per unire e non dividere);

2) L’abbondanza di denaro che a pioggia è arrivata con l’autonomia. E con essa il benessere. Ciò ha permesso a chi governava di “AMMORBIDIRE” gli animi e le rivendicazioni e di distribuire fondi importanti che hanno favorito anche la cultura e lo sviluppo.Amministrando bene, la politica ha dimostrato che l’autonomia era utile a tutti (italiani, tedeschi e ladini).

A questi due punti che ritengo storici e determinanti negli anni di avvio della prima e seconda fase di autonomia, oggi aggiungerei un terzo punto, scaturito dagli investimenti economici crescenti nel territorio:

3) L’apertura al turismo italiano nelle vallate laterali. Negli ultimi 30 anni, l’ospite italiano si è avventurato in ferie in tutta la provincia di Bolzano, fino a raggiungere le alte quote dei masi più sperduti. Ciò ha contribuito a un fenomeno di ricerca e diaccelerazione della convivenza. Non solo soldi e affari, dunque, ma anche scambio di conoscenze e di stati d’animo. Un’aperturasempre più ricercata e priva di tensioni.  Gli uni hanno imparato ad apprezzare le peculiarità degli altri. E viceversa.


Il turismo in generale ha sviluppato un modello di accoglienza impensabile fino a pochi decenni prima, fatto di armonia, gusti, offerte e servizi. Da qui un’ apertura mentale e una crescita sociale che hanno favorito il superamento dei pregiudizi e delle tensioni. Tutt’oggi il  turismo crea stimoli e sviluppa nuove realtà. Il gruppo italiano che vive in questo territorio ne beneficia, così come i commercianti e gli albergatori di lingua tedesca scoprono sempre più che l’italiano viene volentieri in ferie in Alto Adige e spende bene perché si sente a proprio agio.

E proprio grazie al turismo italiano ogni passo è stato possibile a favore dell’integrazione: si sono aperte strade nuove e con esse numerose attività di incontro e di ritrovo (manifestazioni sportive, cerimonie religiose,  eventi culturali, feste tradizionalifolcloristiche ecc …). Quest’apertura continua a crescere e a non avere ostacoli; tanto meno limiti e tensioni.  Prendiamo ad esempio lo stesso fenomeno del cicloturismo che è fra i miracoli di questi ultimi anni. Parlo di miracolo perché gli italiani ne ignoravano l’esistenza e oggi lo stanno “saggiando” appieno grazie alle reti ciclabili a lunga percorrenza per le quali essi si lasciano piacevolmente coinvolgere. Prima era una pratica solo ed esclusivamente d’oltreconfine. Oggi la vediamo diffusa anchedagli italiani locali e nazionali. Da qui la diffusione come tante, tantissime altre forme di usi e abitudini che determinano cambiamenti positivi per tutti.
Dirò di più: mi accorgo che questo processo di integrazione è utile anche ai tedeschi stessi per dialogare e fare conoscere la storia del proprio passato – più o meno recente – e quindi parlare degli eventi che hanno lacerato la vita delle loro comunità. Lo fanno con più delicatezza, quasi a dire: “permetteteci di farvi capire quello che è successo e quello che abbiamo passato”.

(Straordinaria è questa immagine simbolo della prevaricazione inferta dall’industria Italia nel paese di Curon Venosta, al passo di Resia nel 1949. Un’immagine che oggi viene lasciata a testimonianza dello scempio causato dalla Montecatini ai danni di questa comunità di contadini tedeschi di valle dopo che era stato deciso a  Roma lo spostamento di un intero paese e di una vasta area a pascolo in alta Val Venosta  per fare spazio a una diga per la creazione di una grande centrale elettrica.

Il Ministro dell’Agricoltura a quel tempo era Antonio Segni e il campanile della chiesa del paese è ciò che resta di quell’ atto. Questa testimonianza è proprio sulla ciclabile VCA, a 2 passi dal confine. Sembra costruita apposta. Accanto alla ciclabile ci troverai – se e quando vorrai passere di là, un ampio plastico che ti spiegherà per filo e per segno ogni cosa di quell’ingrato atto.)

Proprio su questa ciclabile, lo scorso anno, le presenze italiane hanno toccato le 100.000 unità nella sola Val Venosta. Un’espansione del boom turistico senza precedenti. Da qui si sta pensando ad altre nuove direttrici di ciclopiste a lunga percorrenza all’interno delle vallate dell’Alto Adige. E a seguire, catene di negozi per la vendita, l’affitto e il trasporto di biciclette.  E’ solo un esempio – Lucia – di moderna interpretazione dell’apertura al mondo e all’Europa grazie al contagio delle idee e dei propri costumi a favore di tutti i conviventi.

Oggi dunque le vie antiche che un tempo erano state costruite per il passaggio delle schiere dei soldati romani o per il viavai dei commercianti e dei pellegrini e in seguito per dare sbocco agli eserciti e ai carri armati, oggi sono divenute moderne euro/strade per biciclette.

E’ solo un esempio; potrei scrivere per una notte intera per tanti e tanti altri esempi; i Wine Festival di Merano, i mercatini di Natale (Bolzano è stata la prima in assoluto in Italia e ha fatto ovunque scuola); le fiere agricole, le sagre; potremmo passare agli sport invernali, ai campionati mondiali di biathlon o di sci alpino, alle grandi maratone sulle Dolomiti, alle manifestazioni invernali per lo sci da fondo, per non parlare dell’Alto Adige e Trentino come luoghi preferiti di ritiro delle società di calcio per le fasi preparatorie estive prima dell’inizio dei campionati di calcio. Non ha fine questo tipo di sondaggio.

Quello che interessa a noi è la nascita di nuovi interessi e di nuove opportunità di mercato che hanno mosso non solo i  capitalieconomici. Ma anche la radice suprema del valore più alto: la PACE. Infatti se si vogliono ottenere risultati nell’ avviare questi progetti, bisogna avere condizioni di intesa e di serenità di lavoro. La pace dunque conviene a tutti in quanto determina nuove opportunità di sviluppo lavorativo, culturale e sociale.

Da qui la ricerca di creare nuove strutture sempre più adeguate ai tempi e alle necessità delle richieste (aperture di scuole, di  università, corsi di lingue, introduzione dell’inglese nelle scuole dell’obbligo, incremento delle strutture  alberghiere, sviluppo del bene comune, protezione della natura alpina, scuole di alpinismo, scuole di sci, cultura del volontariato,  …). Alla base ora c’è un unico denominatore comune: sforzarsi di imparare la  lingua dell’altro, per cercare di andargli incontro. Occorre capirsi e meglio intendersi. Insieme si fa più strada.

Dalle feste alle fiction

La dinamica è il fermento delle idee a favore degli uni e degli altri: c’è  sfoggio del folclore locale con creazione di calendari di feste locali aperte a tutti (prima non era così, tutt’altro …); sfoggio e orgoglio delle tradizioni in ogni vallata. Si è ora a disposizione degli ospiti e dei turisti; le bande musicali si adoperano per accogliere e per ravvivare il soggiorno delle famiglie. Come vedi le grandi tradizioni fuoriescono dai confini del proprio Dorf (paese) e si aprono al mondo.

–  In ultimo un altro straordinario boom locale: la nascita delle fiction RAI (vedi “Ad un passo dal cielo”) che sono servite a diffondere i panorami mozzafiato delle Dolomiti in tutte le case degli italiani. E da qui l’incremento a dismisura delle prenotazioni negli alberghi (Es. la Val Pusteria è passata dalle 50/60 prenotazioni al giorno a 1.800 e con riconferme che vanno da un anno all’altro). Anche questa è occasione di favorire la convivenza. Sarà obsoleta e demenziale, ma funziona.

Come vedi l’Alto Adige è tutto questo e tanto altro. E la politica deve stare al passo. Gli estremismi sono scorie. Pericolose come quelle radioattive, per le quali è meglio vigilare per contenerle in ambiti chiusi.
La fucina, come dico spesso, è tutto ciò che sa accendere e alimentare i sogni e le speranze di vita fra i popoli che qui convivono.

Un saluto caro e un abbraccio. Fabio

1 Comment

  1. dino zanasi ha detto:

    Avevo dimenticato,perche’ allora bambino,le tensioni altoatesine degli anni 60,grazie Lucia e Fabio Martorano soprattutto per questo racconto che rimarca il valore metodologico dell’assertivita’.P.S. al supermercato scegliero’ piu’ facilmente prodotti Granarolo d’ora in poi.

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