La dove c’era l’erba ora c’è

La dove c’era l’erba ora c’è

La canzone di Celentano racconta una storia comune a tutti i territori e soprattutto a tutte le zone che circondano le città. I processi che hanno portato le città a diventare i centri principali di vita e di lavoro della maggior parte della popolazione hanno ampliato le zone cementificate e svuotato le campagne, anche del loro profondo e secolare significato. Eppure non c’è vita possibile senza la campagna, senza gli alberi.
Così Villa Valverde racconta una storia alternativa: la storia di una campagna abbandonata, lambita dalla città, che ha posto un argine verde all’espansione del cemento. E’ una modifica sostanziale a ciò che era in passato, ovvero il centro di un complesso rurale e di coltivazione. Ma è una modifica che riqualifica e reinterpreta in un senso nuovo la periferia, guadagnando un polmone verde alle porte della città, una nuova fattoria didattica per bambini e ragazzi. Ne racconto la storia riprendendo l’intervista fatta per (…) alla sua ideatrice.

Maria Giulia Da Sacco ha 55 anni, è veronese di nascita, si è laureata in architettura a Venezia e si specializzata poi in architettura del paesaggio. Innamorata da sempre della natura, anche a causa delle sue origini lettoni, perchè la madre è di Riga. Grazie anche a un bando dei Programmi di sviluppo rurale ha coniugato questo amore con un’attività economica, dando un connotato del tutto particolare all’azienda, una villa veneta della prima metà del ‘500 con 6 ettari di terra tutto attorno.

“Si, è vero, la passione per i boschi e per la natura in genere derivano dalle origini lettoni di mia madre. In Lettonia, dove le foreste coprono il 42% della superficie totale, il rapporto con la natura è ancora diretto e spontaneo ed è qualcosa che sento di aver interiorizzato, che fa parte del mio dna anche se sono nata e cresciuta a Verona”.

-Una professione che comunque ti ha aiutata ad intraprendere questa strada!

“Sicuramente, come paesaggista ho un’attenzione particolare per il paesaggio e tutte le tematiche ambientali. Una passione direi, ante litteram che ho coltivato per tanti anni. Anche perché sono stata lontano da Verona per quasi 30 anni. Appena laureata ho lavorato a Milano, presso uno studio di paesaggistica, dove da pochi anni era stato creato ‘ Bosco in Città’, su iniziativa di Italia Nostra. Ecco, credo di aver ricreato, in più piccolo, qualcosa di simile.

– L’azienda è di famiglia?

“Si, quando morì mio padre ereditai l’azienda agricola ma per diversi anni non me ne sono occupata.  Gli edifici vennero restaurati negli anni ’60, con una massiccia opera di recupero che durò molti anni. Io l’ho proseguita trasformando una parte delle barchesse, tipico edificio rurale di servizio dell’architettura delle ville venete,  a uso residenziale e con il restauro della vecchia cantina seicentesca e della soprastante tinaia”.

– Com’ è cambiata l’azienda agricola con la sua gestione?

“Molto, in passato avevo creato il giardino e rinnovato il frutteto ma non avevo mai coltivato i campi io direttamente, perché erano stati dati in affitto e coltivati a cereali per molti anni. Poi a fine anni ’90 è arrivata l’idea di impiantare il bosco. Fatto sta che ‘la Valverde’ è diventata qualcosa di completamente diverso da quello che era, restando sempre un luogo con una forte connotazione naturalistica, oggi molto più di vent’anni fa”.

– Ha avuto difficoltà nel prendere questa decisione?

“Il paesaggio attorno alla corte era molto deturpato dalla recente espansione edilizia. Contestualmente venni a sapere che di un finanziamento che faceva il mio caso, riservati alla creazione di aree boschive. Il bosco, pensai, poteva essere un modo diverso di coltivazione del terreno e soprattutto un’opera di riqualificazione ambientale e paesaggistica delle zone limitrofe. Inoltre il terreno, stanco dopo anni di coltivazione di due soli tipi di cereali, piano piano si sarebbe rigenerato per poter essere poi utilizzato un domani per colture biologiche. Non trovai molti sostenitori, perché togliere il terreno all’agricoltura per piantare alberi era un’operazione poco condivisibile dagli agricoltori locali, ma alla fine ce l’ho fatta”.

-La sua esperienza con i Piani di sviluppo rurale?

“Capire come funziona il sistema dei finanziamenti non è stato semplice. Nel 2001 feci domanda per la misura 8 reg. 2080/92 del Psr Arboricoltura da legno e decisi di piantare poco più di 4 ettari di piante da legno ad alto fusto: noci, tigli, frassini, ciliegi e querce.  Due ettari invece è stato destinato ad arboricoltura naturaliforme, il vero e proprio bosco, con un impianto con numerose specie arboree autoctone: Fraxinus excelsior, Quercus cerris, Tilia cordata, Carpinus betulus, Quercus robur circondato da una cornice di Rosa canina, Crataegus momogyna (biancospino), Euonymys europae etc. Sono anche stati fatti alcuni errori di impianto come la pacciamatura con i cartoni che non hanno favorito il radicamento iniziale. Durante la grande siccità del 2003 sono poi morte molte piante però, come sempre in agricoltura, alcune cose vanno bene, altre meno e bisogna avere pazienza.

-Ha avuto dei controlli dopo aver impianto il bosco?

“L’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura  (Avepa), istituita dalla Regione del Veneto per svolgere le funzioni di organismo pagatore regionale degli aiuti, dei premi e dei contributi nel settore agricolo, ne ha fatti diversi negli anni per verificare lo stato dell’impianto boschivo, suggerire le opere di manutenzione da eseguire e controllare che la superficie dell’impianto non fosse stata ridotta”.

-Un bosco che sta mettendo a frutto?

“Rappresenta il luogo ideale per poter sperimentare il contatto con la natura e conoscerne i segreti. E questo vale per i piccoli ma anche per i grandi. Da qualche anno sono iscritta all’elenco delle Fattorie Didattiche regionali e ho creato un sentiero nel bosco, la porta di entrata l’ho chiamata in modo suggestivo ‘Ingresso al Regno degli Alberi’ lungo il quale i bambini imparano a conoscere i nomi e le caratteristiche delle piante, come cambiamo con le stagioni  con i loro fiori e i loro frutti. Sono anche riuscita a organizzare anche il campus per adulti “Le regole del bosco” in collaborazione con l’Associazione Maestri di Giardino e che ha riscosso molto interesse.”.

-Progetti per il futuro?

“Diffondere il più possibile le attività sulla cultura del verde affiancandole a un brand di prodotti creati con i fiori e i frutti del bosco, penso al succo di sambuco e marmellata di rosa canina.

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