Mio fratello a Sarajevo – My brother in Sarajevo

Mio fratello a Sarajevo – My brother in Sarajevo

– English below – 

Avevo prenotato l’ostello per me e C. Ferrero, che voleva venire a Sarajevo con me per studiare il serbo-croato-bosniaco. Poi ho dovuto scrivere una mail per correggere il cognome di C., che ricordavo male. Nessun problema miss Bruni, risponde Fahro, è tutto a posto. Devo ammettere che preferisco Ferrero a Ferrari, ma in ogni caso non mi lamenterò!
Certo sono due marchi italiani molto noti, ma io non avevo mai fatto questa associazione, così la prontezza del suo gioco di parole mi stupisce e mi fa sorridere. La sensazione di una persona arguta e gioviale si conferma quando lo conosco di persona, Fahro è un giovane uomo in cui la simpatia delle espressioni è una cosa sola con l’intelligenza e la cultura con cui si esprime. Mastica abbastanza italiano per fare delle battute in italiano, così il nostro dialogo salta dall’inglese al bosniaco all’italiano.

Quando rientro in ostello dalla scuola di lingua e lo trovo in portineria mi soffermo a fare quattro chiacchiere. Mi racconta di lui, dei suoi studi alla facoltà islamica di Sarajevo, di sua moglie e di suo figlio. Riconosco un’esperienza comune, di un giovane che ha studiato per passione ma per lavorare ha dovuto scegliere un’occupazione incongrua con gli studi. Una volta guardiamo insieme dei video su youtube, due o tre ilahije, canti religiosi tradizionali, discutendo di quale suona autenticamente spirituale e quale più commerciale.

In quei giorni comincia anche il mese di Ramadan. Sono settimane calde a Sarajevo. Quando arrivo la sera verso le sette e mezzo lo trovo ai fornelli a preparare la fonduta di formaggi con cui romperà il digiuno, poi si siede al tavolo con una enorme caraffa d’acqua e l’orologio sotto gli occhi, trepidante. Allo scoccare del minuto che segna la fine del digiuno si scola la caraffa a lunghi sorsi. Anch’io sono credente osservante, e la sua fedeltà a quell’istante rituale, nè uno prima nè uno dopo mi commuove. Nel nostro mondo secolarizzato questi appaiono gesti assurdi, retrogradi, ma io riconosco nel rito l’espressione materiale della relazione con l’invisibile. Fahro mi invita a condividere la fonduta di formaggi, non mi sottraggo di certo, è una cannonata di gusto bollente e saporito.


Fahro, come vivi il tuo essere credente in questo momento storico?

 Un credente è un credente, non è questione del periodo. Ogni tempo ha le sue tentazioni e i problemi che dobbiamo affrontare tutti i giorni. La fede si custodisce all’interno e non si porta al mercato. Sfortunatamente oggi ci sono sempre di più “fedi” e “credenti” che sono in saldo, che sono a buon mercato. C’è però una cosa difficile rispetto all’essere musulmano in questo periodo. In qualche modo, il musulmano (nel senso pieno di questa parola) sente di dover chiedere scusa per degli orrori che non ha commesso lui nè mai commetterebbe. Tutte le bombe e gli attacchi che accadono in Europa vengono messi sulle spalle di tutti i musulmani per portarne il peso. Per quante volte e per quanto a lungo dovrò chiedere scusa per qualcosa che non ho fatto?

Com’è la vita per una persona giovane in Bosnia-Herzegovina?

Sono ancora giovane? Credo di essere finalmente adulto. O no? Sono alla soglia dei 40 anni (a novembre), e la gente dice che questo numero magico ti faccia finalmente crescere. Eppure credo che i giovani non abbiano mai vissuto in modo più facile di adesso. Hanno dei fantastici genitori che li finanziano, e tutto quello che serve loro è un WiFi e una buon telefono! Il leitmotif è “meglio dormire gratis che lavorare gratis”. Ed è così che otteniamo quello che abbiamo. Un sacco di giovani seduti al bar che si lamentano della vita e dell’ingiustizia e dei politici corrotti, e il loro unico sogno è DIVENTARE uno di loro, un politico corrotto! Così, quando avrei bisogno di un receptionist per qualcosa di meno del salario medio, è un problema. Non per tutti, ma per la maggior parte di loro. I giovani non hanno idee, non hanno intenzioni e azioni consapevoli. Finchè non cambia questo, non c’è molto da dire su altre cose.

Ti senti parte dell’Europa? Hai voglia di entrare a far parte dell’Unione europea?

Faccio parte dell’Europa in senso geografico da moltissimo tempo. E anche in senso storico e culturale. Sono un orgoglioso portatore dei valori di civilizzazione nel loro pieno significato, e un musulmano orgoglioso che riconosce la sua religione ma anche le altre come possibili strade per sopravvivere in questa situazione di globale follia. Non mi sento straniero nel mio Paese, nonostante alcune idee che vorrebbero che io me ne andassi da qualche altra parte. La mia intera eredità genetica, storica, culturale mi identifica come cittadino del mondo. Perchè limitarsi solo all’Europa? L’Unione europea è un fatto politico di cui io non ho conoscenza. Vorrei entrarci, o vederla crollare, soltanto per sentire i prossimi mantra dei miei politici locali. Oggi si riempiono la bocca con l’Unione europea, l’integrazione Euro-Atlantica, e io so che non hanno la minima idea di ciò di cui stanno parlando. Francamente io sono euroscettico (si dice così?) per una ragione molto semplice: se l’Unione europea fosse un buon progetto, la Svizzera sarebbe il primo Paese a farne parte, credimi.

Non è per pregiudizio verso la Svizzera (o forse sì), ma ho la sensazione che questa risposta sia dovuta al fatto che l’Unione europea si è fatta conoscere negli ultimi anni soltanto per i suoi aspetti economici. I quali sono certamente presenti ma non sono gli unici e soprattutto dovrebbero essere strumentali per perseguire gli obiettivi originari di pace e bene comune. Che ne dici?

La base e le origini dell’Ue sono nell’economia. La politica dovrebbe essere lì per guidare. Tutto il resto è marginale. Le belle storie sulla società multiculturale sono per i giornali, e per le ONG per prendere finanziamenti. E’ vero che se non hai i fondi economici non puoi neanche avere progetti culturali perchè non puoi finanziarli (ti ricordi del Museo nazionale a Sarajevo?). Ma qualche volta e soprattutto recentemente si tratta più di progetti “politicamente corretti” che dell’arte stessa. Sono tempi buoni per la gente cattiva!

Questa è una citazione, la riconosco! Un modo di dire bosniaco. Mi porta a pensare al progetto di Svetlana Broz, la nipote di Tito, che ha girato i Paesi coinvolti nella guerra degli anni ’90 (quelli sì davvero tempi buoni per la gente cattiva!) per cercare, e raccontare invece, la gente buona nei tempi cattivi. Tutte quelle persone che rifiutando la logica della guerra e della separazione diedero un aiuto a chi aveva bisogno pur facendo parte del “nemico”. La Broz scriveva che questa capacità di fraternità e apertura era rimasta integra soprattutto in Bosnia e a Sarajevo. 

Ci sono sempre e dappertutto le persone buone nei tempi cattivi. Noi Jugoslavi non siamo certo superuomini con la nostra “bratstvo i jedinstvo” (fratellanza e unità) che “esisteva” ai tempi di Tito. Quella “Fratellanza e Unità” è morta nelle fosse comuni. Non abbiamo bisogno di essere uguali ad allora per essere buoni. Possiamo essere diversi e ugualmente rispettare il diritto degli altri ad essere diversi.

Cosa possono dare i bosniaci come eredità storica, culturale all’Europa?

 Il popolo bosniaco può dare un immenso contributo alla cultura occidentale. Dovunque vadano i bosniaci ci sono moltissimi esempi della loro integrazione eccellente. Certamente ci sono anche cattivi esempi, ma sono davvero molto pochi. Qual è il nostro vantaggio? Abbiamo una tradizione di convivenza con altri che sono simili a noi ma non uguali. Abbiamo esperienza di avere un amico con un background totalmente diverso dal nostro, e di aver condiviso con lui l’ultimo tozzo di pane. Qui, in questa città e in questo Paese le campane delle chiese non hanno mai disturbato i muezzin delle moschee, coloro che invitano alla preghiera. In alcuni momenti della storia recente (nei primi anni Novanta) la percezione dell’europeo medio nei confronti di noi balcanici era di un gruppo di tribù selvagge indegne della sua attenzione. Erano poche le voci di umanità dotate di una reale conoscenza della situazione, tutto il resto erano rapporti confusi e storie mischiate, e poco importava se nessuno ci capiva niente. Devo ancora spiegare come mai Tesla fosse un Serbo della Croazia, tutti chiedono: com’è possibile? Dobbiamo ancora affrontare molti pregiudizi. C’è ancora la guerra là!, nonostante siano passati più di vent’anni dall’ultima guerra. A volte ci stanchiamo di dover spiegare e insegnare agli altri la nostra situazione, ma sembra che sia l’unica strada per presentarci agli altri; altrimenti rimarremo per sempre delle tribù selvagge.


Fahro non è un tipo politically correct. Ho notato questa vena critica, tendente al sarcasmo, in molte altre persone di questo Paese. Credo che sia perchè è un popolo che ha subito moltissime difficoltà ma rifiuta di giocare alla vittima. Fahro mi risponde francamente che è euroscettico, non riveste le sue risposte di zucchero per renderle più piacevoli. A margine di questi argomenti discutiamo di come nella pretesa società dell’informazione si alimenti il terrorismo dandogli audience, si distorcano le notizie provienienti dai paesi in guerra per confezionare storie che si vendano bene. Mi dice che lui sa chi è che negli anni ‘90 cercò di ucciderlo, lo vide in faccia. Ma che a chiunque non fosse lì presente, si può vendere qualcunque storia. Fahro è un musulmano in Europa ma non arriva dal Medio oriente o dall’Africa. È un europeo, figlio di questo continente, con cui condivido il modo di vedere il mondo, il modo di pensare e di scherzare. Ha gli occhi azzurri e una mole immensa, quando gli ho dato un passaggio in centro con la Punto della Carla ci siamo spaccati dal ridere perchè si era incastrato nell’abitacolo. Gestisce un hotel nel cuore della città vecchia di Sarajevo, porta la famiglia in gita in montagna, fuma e gioca a scacchi. Posta su facebook le foto di suo figlio che cresce, un biondo ciuffo adolescenziale sulla fronte, uno strichetto rosso e una chitarra in mano. Oltre a questo, è una persona che conosce sulla sua pelle come la disinformazione uccida. L’Unione europea non gli ha evidentemente ancora dato un buon motivo per desiderare di entrarci. Ma io spero che questo possa accadere presto. Fahro fa parte della mia Europa, la Bosnia fa parte della mia Europa, e io sottoscrivo di nuovo quel che disse Alex Langer più di vent’anni fa: L’Europa vive o muore a Sarajevo.



I had booked the hostel for me and C. Ferrero, who wanted to come to Sarajevo with me to study serb-croat-bosnian language. Then I had to write an email to correct the surname of C., which I had misunderstood. No problem Miss Bruni, is the answer of Fahro, everything is OK. I have to admit that I prefer Ferrero than Ferrari, but I will not complain anyway. Sure enough these are two well-known Italian brands, but I had never thought about that association, so the promptness of his joke of words amazes me and makes me smile.  The feeling of a smart and jovial person is confirmed when I know him personally, Fahro is a young man in whom the sympathy of expressions is one with the intelligence and the culture with which he speaks. He knows Italian language well enough to make jokes in Italian, so that our dialogue jumps from Italian to English to Bosnian. When I come after school to the hostel and I find him in the lodge I stop to chat. He tells me about  his wife and his son, his studies of Islamic faculty in Sarajevo,. I recognize the common experience of a young man who studied for passion, but to work he had to choose an incongruous employment with the studies. Once or twice we look some clips on youtube, two or three ilahije, traditional religious songs, confronting us about which one sounds truly spiritual or more commercial. In those days also begins the month of Ramadan. They are hot weeks in Sarajevo. When I arrive at about seven and a half in the evening, I find him in the stove preparing the cheese fondue with which he will break his fast, then he sits at the table with a huge jug of water and the watch under the eyes, waiting. Arrived the minute marking the end of fasting, he drinks the jug of water in long sips. I am an observant believer too, and his fidelity to that instant ritual, neither one before nor one after, moves me. In our secularized world these appear nonsense gestures, retrograde, but I recognize in the ritual the material expression of the relationship with the invisible. Fahro invites me to share the fondue of cheeses, I do not subtract myself, it’s a boiling and flavoursome prodigy of taste .


Fahro, how do you live your being a believer in this historical period?

Believer is believer, it’s not a matter of period. Every time has its own temptations and problems which we face every day. Faith is kept inside and not carried out on market. Unfortunately, today there’s more and more “faith” and “believers” which are for sale. And they are cheap. One thing is hard about being muslim in this period. Somehow, muslim (in full sense of that word) feels that he has to apologize for deeds which himself has not and would never have done. All those bombs and attacks across the Europe are instantly hanged on all-muslims neck to carry them. How many times and for how long do I have to apologize for something I haven’t done?

 What’s the life like for a young person in Bosnia-Herzegovina?

 Am I still young? I think I am finally adult. Or not. I am 40 y.o. (in november) and this magical number, people say, makes you grown finally. Still, I think that young people have never lived easier than now.  They have great parents who finance them and all they need is WiFi and good phone! The Leitmotif is “it’s better voluntary sleep than voluntary work”. And then we get what we get: a lot of young people sitting in coffee and complaining about life and injustice and politicians that are corrupted, and their only dream is to BECOME one of them, corrupted politicians!

And, when I need a receptionist for bit lower than average salary, then it’s problem. Not for all, but for most of them. Young persons don’t have ideas, don’t have conscious intentions and actions. Until it changes, we can’t talk much about other things.

 How do you feel to be part of Europe? Do you wish to enter to be part of European Union?

 I am a part of Europe geographically for long time. Historically and culturally as well.  I am proud bearer of civilization values in full meaning, and proud muslim who recognizes his own but as well other religions as one of possible ways to survive in this global madness.  I don’t feel stranger in my country, despite some ideas that want me to go somewhere. My full inheritage-genetics, historic and cultural identifies me as a citizen of World. Why to be limited on Europe only? European union is political issue and I don’t have knowledge about it. But I wish we enter that EU (or EU falls apart, same), just to hear the next mantra of local politicians. Now, mouthful of EU, EU, Euro-Atlantic integrations, and I know that they have no idea what they are talking about. Honestly, I am euro-sceptic (is that correct word?) for only one simple reason: if the EU was a good project, Switzerland would be the first one inside, believe me.

It is not because of a prejudice toward Switzerland (or maybe it is), but I feel that this answer is due to the fact that  in recent years the European Union has become known only for its financial and economic aspects. That are certainly present but that are not the only ones and above all that should be instrumental to pursue the original goals of peace and common good. What do you think about it?

The base and origins of EU are in economy. Politics is there to lead. Everything else is marginal. For politicians. Nice stories about multicultural society are for papers. And for NGOs to get grants. Also if you don’t have good economy you can’t have cultural projects because u can’t finance them (remember National museum in Sarajevo? ). But sometimes and specially in recent times it is more about “political correctly” projects than in art itself.  Great time for bad people!

I recognize the quotation! it makes me think to the project of Svetlana Broz, the grand daughter of Tito, who traveled across the countries during the war of ‘90s (really great time for bad people) to search and tell about “good people in evil times”. About all those people who refusing the logic of war and separation gave an help to someone who needed it despite he was part of the “enemy”. Broz wrote that this brotherhood and openness, peculiar of the Jugoslavian people,  had remained whole in particular in Bosnia and Sarajevo

There are ALWAYS and EVERYWHERE good people in bad times. We “yugoslavs” are not Ubermensch with our “bratstvo i jedinstvo” which “existed” in Tito’s time. That “Fraternité et Unité” has died on mass graves. We don’t have to be SAME to be good. We can be DIFFERENT and respect each other’s right to be different.

What do you think that bosnian people can give as cultural and historical heritage to Europe?

Bosnian people can make huge influence in western culture. There are so many positive examples of excellent integration of Bosnians wherever they go. Of course, there are bad examples, but really very few. What is our advantage? We have tradition of living with others, who are similar to us, but not the same. We have idea how to have a friend with completely different background, share with him last piece of bread. Here, in this city and this country bells from churches have never bothered muezzins (those who invite to prayer) from mosques. In some point of recent history (early 90’s) in perception of average European we became (“we I mean Balcanians) wild tribes who don’t deserve our attention. A few voices of humanity who had a knowledge. And all messed up and mixed up reports. You still don’t get it, but who cares. Then I have to explain someone that Tesla is Serb from Croatia. How? So, we still face prejudices. “is it still war there” despite it’s been 20 years since the last one. Sometimes we are all tired of explaining ourselves and teaching others about us, but it seems it’s the only way to introduce us to others. Otherwise, we’ll remain wild tribes forever.


Fahro is not a politically correct guy. I have noticed a similar critical vein, inclining toward sarcasm, in many other people of this country. I think that is because they have passed enormous difficulties but they refuse to play the victim. Fahro replies frankly to be eurosceptic, he is not sweeteing his answers to make them more pleasant. Our dialogue slips into considerations about how the alleged society of information actually is feeding terrorism, giving it lot of audience; how the news coming from countries in war are distorted to package “good” news to sell. He tells me that he knows who in the 90’s tried to kill him, he saw him in face. But to anyone who is not there, it is possible to sell any story.
Fahro is a muslim in Europe, but he’s not coming from Middle East or Africa. He’s European, a son of this continent, with which I share the way in which I see the world, the ways to think and joke. He has blue eyes and a large size, when I gave him a passage downtown with the Punto of Carla we split from laughing because he was stuck in the small cockpit. He manages a hotel in the hearth of old town in Sarajevo, he brings his family on mountain trips, he smokes and plays chess. He posts on facebook pics of his growing son, a blond teenage tuft over his forehead, a red strichetto and a guitar in his hand. Besides this, is a person knowing on his skin how disinformation kills. The European Union has not given him up to now a good reason to wish to enter it. But I hope that this may happen soon. Fahro is part of my Europe, Bosnia is part of my Europe, and I subscribe again what Alex Langer said more than 20 years ago: Europe lives of dies in Sarajevo.

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