La cattedrale all’ingegno umano. Crollata e rialzata di nuovo

La cattedrale all’ingegno umano. Crollata e rialzata di nuovo

Quando Oriano quella notte fu svegliato dal clamore dei suoi animali credette che fosse scoppiato un incendio. Cos’altro avrebbe potuto provocare un muggito così disperato delle mucche e un latrato così concitato dei cani? Corse alla finestra ma non vide fiamme. Sentì invece quello che gli animali avevano avvertito con quasi un minuto di anticipo, una scossa di terremoto lunga e intensa, che fece ballare la casa sotto i suoi piedi e provocò un trambusto sinistro nel deposito di stagionatura. Quando dovette sostituire la scaffalatura si rivolse a un’azienda toscana, che già da decenni le costruiva antisismiche. Furono sorpresi di sentire che nel bolognese c’era un caseificio dove le scaffalature non erano antisismiche. Ma a memoria di uomo mai c’era stata una scossa così forte, mai si era immaginato che potessero essere necessarie delle scaffalature antisismiche. E invece.

Quando ci apre il portellone d’acciaio, le colonne a mai finire degli scaffali con le forme perfettamente impilate, fino all’altissimo soffitto, fanno l’effetto di una cattedrale. La temperatura costante a 17 gradi, il ronzio della macchina che preleva una forma dopo l’altra, la spolvera e la rimette al suo posto non prima di aver spazzato lo scaffale sotto di essa, sono un monumento all’ingegno umano. Oriano ci spiega che la funzione del leggero velo di muffa che si crea sulla crosta e la fa respirare è stato osservato per secoli, così come tutto il processo che da dieci quintali di latte conduce alla creazione di due forme di parmigiano. La macchina continua a passare da una forma all’altra, da una colonna all’altra. È stata inventata da una ditta romagnola 50 anni fa, e si vede dal suo aspetto fortemente analogico, che ricorda più le vecchie locomotive che la moderna tecnologia scintillante. Eppure la sua programmazione è perfetta, come il coordinamento tra le spazzole e i cardini che spostano e ruotano le forme e le rimettono dove stanno, spostandosi esattamente alla posizione successiva. Tutto a valvole, costruito ancora senza circuiti.

Il video di sorveglianza di quella notte mostra le scaffalature che iniziano a oscillare in sincrono, una volta, due volte, tre volte. Finchè alla quarta oscillazione una forma esce di sincronia, rotola giù dallo scaffale. Da quell’istante tutto inizia a rovinare, le forme crollano una dopo l’altra, gli scaffali si rovesciano e si rompono, la massa spostata è talmente tanta da sfondare il portellone d’acciaio. Migliaia di forme di parmigiano a diversi stadi di stagionatura sono distrutte, è un danno che va molto oltre il danno alla struttura che pure è grandissimo. La foto del deposito crollato fa il giro del mondo e scatena una gara di solidarietà. Per mesi il telefono e la mail del caseificio sono subissati di richieste di acquisto. Oggi, a cinque anni di distanza, di quella notte calamitosa rimane il ricordo stampato su un enorme pannello all’ingresso del deposito, sopra la targa che ricorda la misura del Fondo europeo agricolo che ha contribuito al ripristino produttivo di questo e di tutti gli altri caseifici della zona colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012.

Macchina in azione

 

1 Comment

  1. Carlo ha detto:

    Complimenti Lucia per come hai descritto i fatti e il luogo.. bello stile narrativo.. oltre che una ottima ciclista sei anche una ottima scrittrice!

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