Dableiber, io resto qui

Dableiber, io resto qui

Una terra con due nomi è indizio di una ferita, una contesa, memoria di sradicamenti, di tentate assimilazioni, o tentate pulizie etniche.

Succede nei Balcani, succede in Medio Oriente, succede in Italia, dove una provincia si chiama Alto Adige e Südtirol. Patria di un popolo antico e caratteristico, oggetto di dolorosi spostamenti di confini e brame predatorie. L’ennesima violenza viene loro imposta nel 1939, quando l’Italia fascista e la Germania nazista firmano l’accordo sulle Opzioni, perverso strumento per realizzare l’idea dello Stato etnico, fratello marcio e sanguinario dello Stato-Nazione. Una Germania tedesca e un’Italia italiana, confine pulito, nessuna sovrapposizione identitaria. Tirolesi scegliete da che parte stare, se scegliete l’Italia dimenticate il vostro cognome, la vostra storia, la lingua di vostra nonna, se scegliete la Germania abbandonate la vostra casa, la terra su cui siete nati e che vi ha nutrito, la chiesa dove vi siete sposati.
In molti “optano”, con il nazifascismo c’è poco da scherzare.

Altri si ispirano al “Generale Barbone”, cresciuto come oste e trasformato in comandante della resistenza tirolese contro Napoleone e contro gli Asburgo. Il movimento antinazista Lega di Andreas Hofer diventa il baluardo di coloro che rifiutano le Opzioni, e ad esso aderisce in segreto anche Josef Mayr-Nusser, un giovane di Bolzano proclamato beato poche settimane fa.

Credeva nel primato della coscienza, inconciliabile con i regimi totalitari, per questo quando fu arruolato forzatamente nell’esercito del Reich si rifiutò di giurare a Hitler. Spedito a Dachau, morì ancora prima di arrivarci per i maltrattamenti subiti.


Apro gli occhi mentre il treno rallenta sui binari di Verona Porta Nuova, vedo una scolaresca schiamazzante in attesa di salire. Mi ero appisolata poco fa, se questi salgono nel mio vagone addio pisolo. Chiaramente salgono nel mio vagone, le maestre cercano di domare il loro sciamare ma occupano misteriosamente molto più posto di quanti non siano in realtà. Ma c’è una strana dissonanza nel loro dialogo strillato con le maestre. Questi ragazzini parlano tedesco, le maestre rispondono loro in italiano. Sono stregata da questo scambio, lo seguo avidamente finchè non devo scendere dal treno per incontrare gli amici della FIAB di Trento. Bambini con gli occhi azzurri, le chiazze rosse sulle guance in perfetto stile Heidi, capelli biondi, chiacchierano, mangiano e si stuzzicano per tutto il tempo. Maestre sfinite sui sedili che si raccontano le traversie della scuola italiana, accettano le caramelle gommose offerte dai mocciosi biondi e di tanto in tanto cercano di moderare il clamore nel vagone.

Questo spaccato di bilinguismo mi rende fiera del mio Paese, dimostra che l’italianità, sebbene molto sia ancora da fare a livello giuridico per abbandonare le scorie dello Stato etnico, può essere pluralistica, variegata, di tanti colori. Grazie ai dableiber, a coloro che nonostante il pericolo scelsero di rimanere.

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