Da sola e in compagnia alla dieci colli

Da sola e in compagnia alla dieci colli

da sola e in compagnia alla dieci colli

Sono più di due ore che non vedo ciclisti, da quando mi sono immessa nel percorso “lungo” fuori tempo limite per essere considerata partecipante alla gara. Tutti quelli in vista dietro e davanti a me hanno girato per il percorso “medio”, per portare a casa un numero di arrivo. Ma questa per me non è una sfida con la classifica, bensì con me stessa. Da anni guardavo il percorso della dieci colli sgranando gli occhi per la lunghezza del percorso e la quantità di salite. Sono giorni che fremo al pensiero di accingermi a questa sfida, ma oggi è il giorno fatale, oggi non c’è ansia, solo concentrazione e determinazione, mentre affronto i primi 80 chilometri e i primi 5 colli, misurando lo sforzo perchè possa reggere fino alla fine.

Ma mentre supero i primi tornanti che si inerpicano sul monte Stanco, e la visuale mi si apre sulle vette meridionali, il dubbio e il timore tornano a vorticarmi attorno. Forti raffiche di vento contrario mi fanno barcollare, un nero fronte temporalesco sta chiudendo l’orizzonte. Quando ho provato questa salita due giorni fa ero ottimista e di buon umore, adesso sento aleggiare la fatale domanda: ma chi te l’ha fatto fare? Nella testa so che i duemila ciclisti della partenza sono anche loro in giro da qualche parte, ma adesso mi sembra di essere l’unica persona in tutta la regione che ha avuto l’insana idea di prendere la bici in una giornata di temporale.


Arrivo al paese masticando un mix di imprecazioni e auto incoraggiamenti, respingendo il suggerimento di scendere alla stazione e saltare su un treno. So che i “veri” ciclisti sono passati di qua, il percorso è questo, una bustina di integratori abbandonata alla fontana ne è la prova. Le persone ai tavolini del bar mi guardano arrivare con aria quasi di scherno, fanno battute sul cane di uno di loro che ha fatto cadere un ciclista poco prima. Non lo trovo per niente divertente ma faccio finta di stare al gioco, prendo un calzone e mi siedo a mangiare, buttando l’occhio al giornale aperto sul tavolino. Alla fine del calzone, mandando giù la rassegnazione a farmi altri 90 chilometri da sola, avviene il miracolo che capovolge la percezione.

Un ciclista in verde fluo entra al bar, lo percepisco prima di vederlo, studio la sua barba che sa un po’ di tedesco e lo saluto. Fuori c’è il suo compagno, e un terzo è in arrivo. Stai facendo la dieci? Mi chiedono. Anche noi con calma. Incredibile. Riparto con il calzone unto sullo stomaco ma cinque chili di meno percepiti. Passeranno 25 chilometri prima che mi raggiungano al successivo pit stop che faccio, quando infine la pioggia ha iniziato a cadere. Sto pedalando sull’altopiano delle Pradole, quando sento delle voci, e voltandomi rivedo il verde fluo.

Mai colore fu più gradito, da quel momento mi aggrego a loro.
In scia sotto la pioggia la ruota che gira davanti a me mi schizza la faccia, la visibilità è scarsa, ma adesso so che ce la farò. Finirò la dieci colli, con i tre compagni di strada che ho incontrato a Grizzana Morandi.

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